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F1, Max Verstappen dice no al futuro nel circus: “Non mi piace”

Il campione del mondo nega di voler diventare team principal dopo che avrà appeso il casco al chiodo

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Max Verstappen non ama il circus della F1. Aspetta di chiudere la carriera per poi dedicarsi ad altro. Nessuna intenzione di diventare team principal quando appenderà il casco al chiodo. È stato lui stesso a dichiararlo mentre sta per cominciare la nuova stagione in cui dovrà difendere il titolo di campione del mondo con la Red Bull.

Verstappen: “Ho già raggiunto ciò che volevo”

A sentirlo parlare, pare che sia già nella fase discendente della sua carriera. Stanco. Appagato. Max Verstappen dice infatti alla Cnn: “Ho già raggiunto ciò che volevo ottenere in Formula 1. Questo renderà ovviamente più semplice la decisione sul mio futuro. Ho un contratto fino al 2028 che scadrà quando avrò compiuto 31 anni e sarò ancora abbastanza giovane, ma non nego di aver intenzione di fare cose diverse nella mia vita”.

Tra queste non c’è il team principal: “No, assolutamente”, ma c’è invece la voglia di dedicarsi ad altro, anche se sempre nel campo dei motori: “Mi piacciono anche altri tipi di sport motoristici, come le corse di endurance. La F1 ha occupato gran parte della mia vita per tanto tempo. Dobbiamo viaggiare molto e in futuro ci saranno sempre più GP. A quel punto dovremo chiederci se la ricerca di ulteriori vittorie valga o meno la pena di trascorrere così tanto tempo lontani da famiglia e amici”.

Team principal: gli ex piloti non ci sono più

Una volta c’erano team come la Prost e la Stewart, che facevano riferimento a leggendari piloti campione del mondo, che di queste scuderie erano proprietari e team principal. O la Jaguar, con Niki Lauda a capo per un biennio. Sono passati gli anni, si sono affacciati in F1 i grandi costruttori e sono via via scomparsi i grandi ex piloti come team principal delle scuderie. Nelle dieci iscritte al prossimo Mondiale, non c’è neanche un capo che abbia mai corso in F1.

La maggior parte dei direttori sono manager o ingegneri, fatta eccezione per Christian Horner e Toto Wolff, che hanno avuto esperienze come piloti in serie minori e senza risultati di livello. Al massimo, e raramente, agli ex piloti vengono concesse le briciole della consulenza, come la Ferrari con Michael Schumacher dopo il primo ritiro del 2006, la Mercedes con Niki Lauda, la Red Bull con Helmut Marko e la Williams con Jenson Button.

Verstappen: le tasse? Le paga Red Bull

Nel frattempo, pur se un po’ demotivato, Max Verstappen è amato e riverito in Red Bull. Tanto che la scuderia austriaca gli pagherà pure le tasse, che ammontano a 963.800 euro. Il pilota ha già avuto modo di criticare la quota di iscrizione che ciascun pilota deve versare alla Federazione internazionale per ottenere la super licenza, indispensabile per poter partecipare al Mondiale. La quota minima è di 10.400 euro, il totale viene combinato calcolando il numero di punti ottenuti da un pilota nella stagione precedente, pari a 2.100 euro per ogni punto conquistato.

Che la Red Bull, da contratto, paghi lei è un grattacapo in meno per il pilota. Che può concentrarsi solo sulla pista, almeno fino al 2028.

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