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Jannik Sinner irrompe a Wimbledon con il borsone che segna la rottura della tradizione

Con il suo borsone di Gucci che abbiamo visto comparire sull'erba sia apre un nuovo capitolo per il tennis mondiale

04-07-2023 16:20

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

A occuparsi della questione è stato nientepopodimeno che l’autorevole New York Times che ha evidenziato, con eleganza ma altrettanta ironica attenzione, la presenza di un borsone Gucci al braccio del tennista italiano più atteso a Wimbledon, l’altoatesino Jannik Sinner.

Quel prezioso oggetto del desiderio, emblema di un lusso reso più accessibile ma pur sempre esoso – grazie all’ex direttore creativo Alessandro Michele – sull’erba del tempio sacro del tennis mondiale ha destato sconcerto e una certa inevitabile, quasi infastidita, critica a carico del giovane campione che è giunto a Londra con la forza e la pressione di una stagione che deve ancora vederlo dominare nei tornei del Grande Slam.

Sinner nell’occhio del ciclone a Wimbledon

Posto ciò la questione, molto dibattuta sui social – dove si discute a vario titolo di qualunque questione – dagli aspetti meramente tecnici, al meteo e alla pioggia, argomento di conversazione molto inglese e molto aderente al momento, si sarebbe spostata da Nole Djokovic e Venus Williams al talento azzurro e al suo borsone che altro non è che il simbolo di una nuova generazione. di una generazione di tennisti brand-new che giova e vive immersa nel ruolo anche di brand ambassador.

Marchi di lusso, sia chiaro. Jannik Sinner lo è di Gucci, appunto che lo ha scelto e motivato sotto questo versante con l’intento di individuare un testimonial dal mondo dello sport che rifletta e incarni il modello di riferimento della clientela e del possibile acquirente di Gucci. Anche Matteo Berrettini, ad esempio, è sotto contratto con Hugo Boss che continua a vestirlo e a proporlo come ambassador.

Fonte: IPA

Jannik Sinner al suo ingresso in campo

All’origine della polemica sul borsone

A prendersi la scena è stato però Sinner, che sul Centrale ha regolato Juan Manuel Cerundolo (il fratello di Francisco) con un triplo 6-2. Elegante e letale, il n.1 italiano ha finalmente lanciato segnali incoraggianti. Tuttavia, il motivo per cui all’indomani del primo turno, l’altoatesino sta facendo il giro del mondo non è legato alla super prestazione. Bensì al suo vestiario.

La scena comunque, nello stordimento del bianco Wimbledon, ha destato delle perplessità che nella moltiplicazione social si è tradotta nell’interrogativo su come ciò fosse possibile: mai era avvenuto che un tennista ricevesse autorizzazione per portare in campo un borsone di lusso con tanto di logo, figuriamoci a Londra dove vige ancora la regola del bianco osservata con religioso rispetto.

La rigidità dei regolamenti, anche a Wimbledon

Nei regolamenti d’altronde, Wimbledon in primis, vigono norme relative a magliette, cappelli, calzoncini, gonnellini e grandezza ed esibizione dei marchi stessi. Anche l’attrezzatura deve essere in regola: prima dell’evento l’azzurro ha dovuto chiedere approvazione a ITF (International Tennis Federation), ATP e agli organizzatori per poter portare in campo questo borsone palesemente riconducibile a un marchio del lusso, che doveva rispondere ai requisiti imposti dal regolamento.

A dichiararlo è stato Gucci, per spiegare e chiudere la polemica scaturita dall’ingombrante presenza. Una eccezione che aprirà forse la strada ad altri. E porrà altrettanti, legittimi quesiti sul perché Sinner sì e altri noti protagonisti del tennis mondiale non potrebbero o non dovrebbero ripetere la cosa.

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