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Juventus, c'è un Allegri che gioca con i bianconeri, il figlio di Max: chi è e quale è il suo ruolo

Nella Juve c'è sempre un Allegri ma stavolta non è Max. Si tratta del figlio Giorgio che sta provando a costruirsi una carriera proprio in bianconero

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Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Allegri è ancora nella Juventus. No, non stiamo parlando di Max e del suo infinito contratto che lo legava – badate il tempo verbale – al club bianconero. Né tanto meno facciano ironico accenno al fantasma del vate livornese che aleggerebbe intorno alla discussa figura di Thiago Motta. Piuttosto parliamo del 14enne figlio Giorgio che gioca nella Vecchia Signora e proprio nello stesso ruolo che fu del papà.

La Juve e i figli d’arte

La Juventus ha una passione per i figli d’arte. Weah, Conceicao, Thuram e se non lo avesse dato via qualche mese fa ci sarebbe potuto essere spazio anche per Chiesa. Tra i big, ormai già affermati, prova a trovare gloria in bianconero anche un giovanissimo con un cognome decisamente ingombrante. Si tratta di Giorgio Allegri, figlio di Massimiliano pluriscudettato tecnico bianconero che ha diviso negli anni la propria tifoseria e anche quella altrui.

Le caratteristiche di Giorgio e il ruolo del papà

Insomma, mentre suo papà sfoglia la margherita e si prepara al ritorno in panchina, il baby Giorgio prova a costruirsi il proprio futuro. Con addosso i colori bianconeri, gli stessi che hanno dato gloria e tormento a Max. Giorgio Allegri è stato tesserato dalla Juventus U23 nel 2023. Si tratta di un mancino estroso, da quanto ne dicono, talentuoso e con senso del gol. Mezzala ma anche trequartista. Proprio come “Acchiughina”.

Il no all’estero per stare accanto al figlio

Nei giorni scorsi Giorgio Allegri ha giocato dal primo minuto nella semifinale contro l’Inter nel Trofeo Annovazzi. Ad ammirarlo in tribuna c’era naturalmente anche suo papà. Non è un mistero che l’ex allenatore della Juventus non abbia voluto allontanarsi da Torino e dall’Italia proprio per la presenza del figlio. Anche e soprattutto per questo, oltre che per motivazioni professionali, le sirene arabe sono state sempre respinte.

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