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Mancini: Avrei portato Vialli con me in Arabia e ai tifosi azzurri devo spiegare una cosa

A un anno dalla scomparsa del bomber torna a parlare l'ex ct della Nazionale che ricorda quanto gli manchi l'amico di sempre e come l'avrebbe convinto

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Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sule interviste ai grandi protagonisti

Un anno fa. Era la notte del 5 gennaio a Londra quando Vialli morì, ma la famiglia rese pubblica la sua scomparsa solo l’indomani mattina. Un anno dopo l’ex bomber torna a parlare della sua vita attraverso le pagine di un libro che raccoglie i principi che hanno orientato i suoi 58 anni dentro e fuori dal campo e ovviamente non manca un ampio capitolo dedicato a Mancini.

Vialli, il libro postumo e il rapporto con Mancini

Si legge nel libro: “Io credo di non aver mai detto neanche una bugia a Roberto… be’, magari qualche volta non gli ho detto tutta la verità, tipo quando c’era di mezzo qualche ragazza… Magari io c’ero già stato e non glielo dicevo perché mi sembrava poco elegante, però no, non c’è mai stato bisogno di raccontarsi delle bugie perché il nostro è sempre stato un rapporto molto diretto e non abbiamo paura di dirci le cose.

Lui aveva talento e io invece la perseveranza. Ma la cosa che ci distingueva da tutte le altre coppie di attaccanti era che Roberto ha iniziato la sua carriera da centravanti e poi a un certo punto si è rotto le balle di correre a destra e a sinistra e quindi ha chiesto di essere spostato 20 metri più indietro nel campo perché voleva fare il numero 10, voleva inventare. Io invece nasco come numero 8, quindi come mezzala, poi sono stato un numero 7, quindi ho giocato anche sulla fascia, prima di diventare un centravanti. Quindi sapevamo fare tutti e due entrambe le cose, e all’interno di una partita riuscivamo, a seconda del momento e delle situazioni, io a fare un passo indietro e lui a fare il centravanti… ”

Mancini rivela che avrebbe convinto Vialli a seguirlo in Arabia

Intervistato dal quotidiano Libero è Mancini allora a ricordare l’amico ad un anno dalla sua scomparsa. Con un grande rimpianto: «Può immaginare quale! Quando ho preso la decisione di lasciare la Nazionale italiana e di accettare la proposta di allenare quella saudita. Sarei stato curioso di sapere quale sarebbe stata la sua reazione, il suo pensiero, il suo consiglio»

«Bomber cosa devo fare? qui la situazione si sta un po’ ingarbugliando, non è più come prima, mi si è presentata questa possibilità, devo fare un cambio di vita professionale importante. Cosa ne pensi? Vado o non vado, o meglio, andiamo o no?»

L’ex ct azzurro è sicuro di cosa avrebbe risposto: «Roby, pensiamoci un attimo per bene, perché comunque cambi totalmente la tua vita, è un calcio diverso, una situazione diversa. Rifletti». Vialli avrebbe portato Vialli con sé in Arabia: «Assolutamente sì, senza alcun ombra di dubbio. Se avessimo deciso insieme di fare questa esperienza, lui sarebbe stato accanto a me»

I tifosi italiani non hanno mai perdonato Mancini

Una scelta, quella fatta da Mancini, che però non ha mai convinto i tifosi: «Dispiace che i tifosi non abbiano capito il mio addio alla Nazionale, ma è la normalità. Posso comprendere la reazione dei tifosi, che possono non aver capito e accettato la mia scelta, condizionati anche da cose non vere che sono state scritte sui giornali. Questo è quello che maggiormente mi è dispiaciuto. Stiamo però parlando di vita professionale e quando si fanno delle scelte vanno accettate. Per me questo è un lavoro, ne va della mia vita. Quante volte un allenatore viene esonerato dopo che ha fatto un grande lavoro e nessuno ne parla? Noi allenatori possiamo essere esonerati o possiamo andare via. È la normalità»

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