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Mondiali atletica: Iapichino e Jacobs, due delusioni diverse. Larissa ha imparato, Marcell ha fallito

Il velocista a Budapest puntava a entrare nella finale dei 100 per conquistare l'unico oro mancante alla sua collezione. La figlia d'arte del salto in lungo sognava di emulare i fasti di mamma Fiona May

21-08-2023 07:45

Le speranze erano ben riposte, ma una volta tanto si son rivelate vane. Marcell Jacobs e Larissa Iapichino avevano tutt’altri piani nella loro domenica in terra magiara: Marcell puntava a entrare nella finale dei 100 e sperare di conquistare quell’oro che è l’unico mancante alla sua collezione, che già mette in bella mostra la medaglia più preziosa a livello olimpico ed europeo. Larissa, mina vagante della stagione del salto in lungo, sognava di emulare i fasti di mamma Fiona May, inserendosi nel discorso medaglie in una gara che prometteva equilibrio e imprevedibilità.

Alla fine però entrambi sono rimasti a bocca asciutta, ma le due stonature domenicali hanno avuto una eco ben differente. Perché Jacobs ha vissuto un fallimento senza mezzi termini, mentre Iapichino un insegnamento che potrà tornargli utile negli anni a venire.

Marcell, un finale scontato

Marcell non era tra i favoriti nella gara regina della rassegna, e dopo la prova in chiaroscuro mandata a referto sabato nelle batterie (pur qualificandosi col terzo tempo nella sua gara) i dubbi sulle sue reali ambizioni s’erano fatti ancor più cupi.

Alla fine la semifinale ha svuotato il vaso di Pandora: 10”05 è il miglior crono stagionale fatto registrare dal poliziotto di Desenzano, non sufficiente però per trovare posto tra gli 8 che si sarebbero poi giocati le medaglie.

Non è questo il vero Marcell

ha ammesso sconsolato al termine della prova.

Mi manca il feeling con le gare, inutile nasconderlo. Non ho avuto una stagione facile, ci sono stati tanti intoppi e alla fine ho pagato proprio la lontananza dalla pista. Mi auguro che il prossimo anno possa raccontare una storia differente: Il Marcell delle Olimpiadi non è quello ammirato qui a Budapest, ma c’è tempo per tornare ad essere accanto ai migliori. E stasera, quando in hotel mi guarderò allo specchio, vedrò la mkia faccia pulita, perché so di aver fatto tutto il possibile per avere un epilogo diverso. Anche se mancare la finale per soli 4 centesimi un po’ dispiace.

L’estremo tentativo non è servito

Jacobs sapeva che meglio di così non avrebbe potuto fare: nonostante il tentativo estremo di curarsi in Germania, provando a preservare i muscoli per le gare di Budapest, lottare ad armi pari con Lyles (oro a sorpresa) e gli altri era oggettivamente impossibile.

Resta però innegabile il fatto che a 29 anni da compiere tra un mese il velocista azzurro ha vissuto un’annata costellata da troppi problemi, tali da far interrogare più d’uno sulle sue reali possibilità di tornare quello ammirato a Tokyo due anni fa.

E se lo scorso anno l’oro agli Europei aveva addolcito una stagione comunque altalenante (col ritiro in semifinale ai Mondiali di Eugene), adesso la sensazione è quella di aver buttato via un’intera annata, anche se per colpe non sempre proprie. Quei muscoli di seta però hanno presentato un conto salatissimo. E a questo punto anche la sua presenza nella 4×100 è a forte rischio.

Larissa, sbagliando si impara

Larissa s’è dovuta accontentare del quinto posto nella finale del lungo, vinta dalla serba Vuleta con 7,14. Una misura che ha completamente sparigliato le carte, il classico “salto della vita”, tanto che nessuna ha avuto minimamente l’ardire di avvicinarsi.

L’argento di Davos-Woodhall sta a lì a dimostrarlo: 6,91 è una misura tutt’altro che monstre, tanto che Iapichino in Diamond League si era spinta a 6,95 (e altre due volte a 6,93). Per non parlare della rumena Rotaru-Kottman, bronzo in 6,88.

Non sono riuscita a trattenere le lacrime perché so di aver voluto strafare, e così facendo sono incappata in una serie di errori nel momento sbagliato

ha spiegato a fine gara la saltatrice toscana. La cui delusione è figlia della consapevolezza maturata in corso d’opera durante una stagione nella quale si era inserita stabilmente nel giro delle migliori.

Non ho ricercato quello che ho sempre fatto in questi mesi, e sbagliare la gara più importante dell’anno è certamente una colpa. Provo un dispiacere enorme, ma non posso fare altro che accettare questo verdetto e imparare dai miei errori.

Un futuro tutto da scrivere

Questo è forse l’insegnamento più grande di tutti: anche Jacobs, prima di esplodere a Tokyo, aveva dovuto ingoiare tanti bocconi amari. Iapichino è giovanissima, ha soltanto 21 anni e un futuro davanti tutto da scrivere.

E chissà che gli errori commessi a Budapest non possano suggerirle come evitare di ripeterli a Parigi, quando il metallo avrà un peso specifico ancora maggiore. Perché c’è delusione e delusione: quella di Larissa è figlia della sua gioventù, e magari un giorno scoprirà essersi rivelata una benedizione per la sua carriera.

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