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Paul Ince: la riscossa inglese in serie A

Paul Ince: un mediano energico e infaticabile, con ottimo senso tattico e una buona abilità nei passaggi dell'Inter di Moratti.

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Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista

Classe 1985: SEO, copywriter e content manager. Laurea in Economia, giornalista pubblicista.

Paul Ince: la riscossa inglese in serie A Fonte: Imago Images

L’arrivo di Massimo Moratti alla proprietà dell’Inter, nel 1995, fu un vero e proprio terremoto romantico e tecnico. Figlio di Angelo, il presidente della Grande Inter degli anni Sessanta, il suo ritorno fu visto dai tifosi come un modo per riannodare un filo con la Storia, e far finalmente tornare l’Inter sul tetto del mondo. Ci riuscirà, anche se gli ci vorranno 15 anni, ma in quella sua prima estate nerazzurra Moratti arrivò portando una ventata d’aria fresca e stravolgendo la rosa con un’infinità di nuovi giocatori (15, per la precisione).

Tra di essi, in maniera un po’ inaspettata, spiccava come il più costoso un giocatore di nome Paul Ince. Inaspettata per una serie di motivi, innanzitutto tecnici: non era un attaccante, e non era neppure un fantasista, bensì un mediano molto atletico, che era costato a Moratti ben 13,5 miliardi di lire. Un bel rischio, considerato in più che era un inglese.

La strana storia degli inglesi in Serie A

Bisogna dire la verità: i maestri del calcio, oltre ad aver vinto davvero pochino a livello di nazionale (solo un Mondiale, in casa nel 1966 e con gol molto discusso nella finale), hanno sempre avuto poca fortuna all’estero. Specialmente in Italia, con cui il loro rapporto è sempre stato complicato. Nel 1961, il Milan aveva acquistato, per esempio, l’implacabile bomber del Chelsea Jimmy Greaves, che si abbatté sulla Serie A con 9 gol in 10 partite, quindi litigò furiosamente con l’allenatore Rocco e fu messo fuori squadra e rimandato a casa sua.

Nello stesso anno, l’Inter (di Angelo Moratti) aveva preso Gerry Hitchens dell’Aston Villa, che aveva disputato due buone stagioni per poi giocare ancora con Torino, Atalanta e Cagliari, ma rendendo sempre al di sotto di quanto inizialmente ci si attendeva. Joe Baker, arrivato anche lui al Torino nel 1961, durò una stagione e fu mandato via a causa del suo comportamento. Trevor Francis, stella Nottingham Forest, giocò alla Sampdoria tra il 1982 e il 1986 e poi un anno all’Atalanta, ma fu ricordato più per i frequenti infortuni che per le giocate in campo.

Luther Blisset, al Milan nel 1983/1984, fu un tale disastro da dare sarcasticamente il proprio nome a un gruppo avanguardista letterario. Mark Hateley, in rossonero nelle tre stagioni successive, si rivelò abbastanza anonimo. E via così con altre delusioni più o meno cocenti: Ray Wilkins al Milan, il duo del Bari composto da Cowans e Rideout, la meteora Paul Elliott al Pisa, lo sfortunato David Platt (Bari, Juventus, Sampdoria), Paul Gascoigne alla Lazio assieme ai suoi problemi di alcolismo. Insomma, Paul Ince non arrivava all’Inter con le più rosee speranze, da questo punto di vista.

Paul Ince: il calciatore prima di arrivare all’Inter

Oltre a questo, Ince è anche stato uno dei primi calciatori neri a giocare in Italia. Se n’erano visti pochissimi, in passato, anche perché tra il 1966 e il 1980 la chiusura delle frontiere impedì a qualsiasi straniero di venire a giocare nel Bel Paese. È nato a Ilford, un grande sobborgo popolare nel nord-est di Londra, il 21 ottobre 1967. Come molti abitanti del quartiere, anche la famiglia di Paul Ince è composta da immigrati, più precisamente afro-caraibici delle Barbados.

Nella sua famiglia si tifa West Ham, e infatti è con gli Hammers che, a 12 anni, decide di fare un provino che passa senza troppe difficoltà, convincendo addirittura John Lyall, leggendario tecnico della squadra fin dal 1974. Nel 1986 Lyall lo porta in prima squadra, militante nell’allora First Division, e dopo un anno Paul Ince si conquista il posto da titolare al centro della linea mediana del West Ham. Ha così l’occasione di maturare accanto a giocatori come Liam Brady, George Parris, Billy Bonds, Tony Cottee e Stewart Robson.

Nella stagione 1988/1989 il West Ham raggiunge la semifinale di Coppa di Lega, e Ince è calciatore dell’anno della squadra, anche se le sue prestazioni non bastano a evitare la retrocessione degli Hammers. A questo punto è comunque uno dei giovani mediani più forti d’Inghilterra, e con la squadra scesa in seconda divisione e l’addio di Lyall, anche quello di Paul Ince era difficilmente evitabile.

Tuttavia, questo non evita polemiche: il ‘Daily Express’ pubblica una sua foto con la maglia del Manchester United, quando è ufficialmente ancora un giocatore del West Ham, e i tifosi si scagliano contro di lui. Nel giro di pochi giorni, Ince diventa ufficialmente un giocatore dei Red Devils per 2,4 milioni di sterline.

Anni dopo, lo stesso Paul Ince spiegherà la controversia. L’accordo con lo United era già stato trovato a livello ufficioso, ma andavano formalizzati gli ultimi dettagli; il centrocampista di Ilford doveva partire per le vacanze, così il suo agente, Ambrose Mendy, gli disse che per comodità era meglio scattare le foto ufficiali con la maglia del nuovo club subito, per poi renderle pubbliche una volta comunicato il trasferimento. L’esclusiva delle immagini fu data al giornalista del ‘Daily Star’ Lawrence Luster, che le mise nell’archivio del giornale.

Poco dopo, il loro giornale fratello, il ‘Daily Express’, cercava una mia foto da giocatore del West Ham e trovò quella di me con la maglia del Manchester United. – ha spiegato Ince a ‘Four Four Two’ – Tornai dalle vacanze e scoprii che i tifosi del West Ham erano impazziti. Ma non era colpa mia, avevo solo fatto ciò che mi aveva detto il mio agente”.

Allo United c’è in panchina lo scozzese Alex Ferguson, arrivato pochi anni prima e ancora impegnato a ricostruire la squadra, che non vince un titolo dalla FA Cup nel 1985, e lo scudetto addirittura dal 1967. Oltre a Paul Ince, sono stati acquistati Denis Irwin dall’Oldham, Neil Webb dal Nottingham Forest, Gary Pallister dal Middlesbrough e Mike Phelan dal Norwich. Immediatamente, il mediano di Ilford diviene un pilastro dei Red Devils, che in quella stagione vincono la FA Cup e aprono quello che oggi è noto come il ciclo del grande Manchester United di Sir Alex Ferguson.

L’anno dopo, con Andrei Kanchelskis all’ala destra, lo United conquista il Charity Shield e la Coppa delle Coppe. Nel 1991 si aggiungono alla rosa Paul Parker e il portiere danese Peter Schmeichel, ed esplode il gallese Ryan Giggs: in bacheca vengono aggiunte una Supercoppa europea e una Coppa di Lega, mentre Paul Ince debutta nella nazionale dell’Inghilterra (cosa ancora abbastanza rara, all’epoca, per un nero). Nel 1993, grazie agli assist di Eric Cantona e ai gol di Mark Hughes, il Manchester United torna a vincere il titolo nazionale.

Nel 1994 lo scudetto viene doppiato, con l’aggiunta in un altro Charity Shield e della League Cup, che fanno del Manchester United la nuova squadra del momento in Inghilterra. Nel frattempo, Ferguson si occupa anche del ricambio generazionale con largo anticipo, e in squadra iniziano a girare alcuni ragazzini come David Beckham, Paul Scholes, Nicky Butt e Gary Neville.

L’acquisto del mediano irlandese Roy Keane, nel 1993, è un’altra importante aggiunta al centrocampo, e un altro fattore che fa sì che, quando nell’estate del 1995 arriva la ricchissima offerta dell’Inter (la più alta mai ricevuta da un club inglese), i Red Devils accettino senza troppe storie di cedere Paul Ince al club italiano. A questo si aggiungeva anche il fatto che il rapporto del centrocampista con il suo allenatore era sempre stato travagliato, e che Ferguson non vedesse l’ora di sbarazzarsene e di puntare su qualche giocatore più giovane e fedele.

Paul Ince durante Reading - West Bromwich Albion Fonte: Imago Images

Paul Ince all’Inter: gli anni in Serie A

15 nuovi giocatori, dicevamo. Massimo Moratti porta all’Inter Paul Ince, ma anche Salvatore Fresi della Salernitana, all’epoca uno dei giovani più interessanti in Italia; Felice Centofanti dall’Ancona; Roberto Carlos dal Palmeiras; Javier Zanetti dal Banfield; Benito Carbone dal Napoli; Maurizio Ganz dall’Atalanta; e Sebastian Rambert dall’Independiente. I nerazzurri sono una squadra che mescola gioventù ed esperienza, ma il mister Ottavio Bianchi fatica a gestire i troppi cambi. Dopo 5 giornate, la panchina passa la traghettatore Luisito Suarez, e dopo altre due partite arriva l’inglese Roy Hodgson.

L’arrivo del connazionale in panchina facilita l’ambientamento di Ince, che inizia a prendere il controllo della mediana interista, e a fine stagione la squadra si piazza settima in classifica e arriva alle semifinali di Coppa Italia. Ma nonostante le sue più che buone prestazioni, il gioco in Serie A non è abbastanza intenso per farlo rendere al meglio. E poi c’è il razzismo. Nel corso della sua esperienza in Italia, il mediano inglese è spesso bersaglio di discriminazioni da parte dei tifosi avversari, in un’epoca in cui queste cose, specialmente in Italia, fanno discutere molto poco.

A inizio aprile, dopo degli insulti ricevuti a Cremona, Paul Ince sbotta e si lamenta pubblicamente. Spiega che pochi anni prima anche in Inghilterra si erano verificati episodi simili, ma i club e la Federcalcio avevano agito subito e in maniera dura contro i tifosi razzisti. “Io penso che anche in Italia la federazione dovrebbe prendere delle decisioni forti. Il rischio è che i giocatori di colore, e nel mondo ve ne sono tanti di bravi, abbiano dei dubbi a venire in Italia” dice. Ma non succede nulla, e anzi gli episodi si ripetono.

A maggio Paul Ince rilascia un’intervista all’Independent in cui ribadisce che c’è un problema di razzismo nel calcio italiano (è la stagione del fantoccio nero impiccato al Bentegodi, la protesta del tifo del Verona contro l’acquisto del nero Maickel Ferrier). “Penso che questo dovrebbe diventare un tema sul quale discutere, in modo da costringere la federazione e la gente a fare qualcosa” spiega. E aggiunge: “Se potrei lasciare l’ Italia a causa del razzismo? Naturalmente“. L’Inter smentisce che l’inglese sia in partenza, e a ben vedere Ince conferma: “Se Hodgson non fosse arrivato, probabilmente sarei tornato in Inghilterra. Se dovesse partire, il prossimo anno o più avanti, potrebbe cambiare completamente anche la mia posizione”.

Moratti, però, a lasciar andar via Hodgson o Paul Ince dall’Inter non ci pensa nemmeno, e in estate opera un altro grande rimescolamento della rosa, cercando di costruirla attorno ai due inglesi. Arrivano così Zamorano, Kanu, Winter, Sforza, Djorkaeff e Galante, ma ancora una volta le cose faticano a quadrare; Moratti si spazientisce, e alle 33a caccia l’allenatore e chiama al suo posto Luciano Castellini. L’Inter chiude la stagione salvando il salvabile: terza in Serie A, in semifinale di Coppa Italia e in finale di Coppa UEFA. Ma la previsione fatta dal centrocampista di Ilford alla fine della stagione precedente è destinata ad avverarsi: l’avventura di Paul Ince all’Inter è ormai finita.

Paul Ince dopo l’Inter: il finale di carriera

A causare la fine dell’esperienza in Serie A dopo solo due stagioni è un miscuglio di questioni, sia tecniche che personali, come il bisogno di passare più tempo in famiglia. E così nel 1997 Ince firma col Liverpool, dove sta esplodendo il fenomeno Michael Owrn. Coi Reds trascorre altre due stagioni di protagonista, pur senza vincere nulla. A 32 passa per tre anni al Middlesbrough. Nel 2002 scende di categoria per giocare nel Wolverhampton, con cui ottiene una promozione in Premier League e poi un’immediata retrocessione. Nel 2006 va quindi a chiudere la carriera in quarta serie, giocando qualche mese con lo Swindon Town e poi nel Macclesfield Town, prima di ritirarsi alla soglia dei 40 anni.

Paul Ince durante Blackpool - Reading Fonte:

Paul Ince oggi: la carriera da allenatore

Paul Ince oggi ha 55 anni e fa l’allenatore. Ha esordito nel 2007 in Football League Two, la quarta serie inglese, come allenatore-giocatore del Macclesfield Town, conducendo la squadra alla salvezza. Pochi mesi dopo è passato alla guida del MK Dons, vincendo il campionato e ottenendo la promozione in Football League One.

A quel punto ha ricevuto la grande chiamata della carriera, trasferendosi al Blackburn in Premier League per sostituire Mark Hughes, suo ex compagno al Manchester United passato a guidare il City. Ma l’esperienza in prima serie è stata un flop, e Paul Ince è tornato così al MK Dons, chiudendo con un bel terzo posto in League One. Successivamente ha allenato, senza grande successo, il Notts County e il Blackpool. Poi, nel febbraio 2022, è tornato in panchina per la prima volta dopo otto anni, per guidare il Reading in Championship, dove si trova tutt’ora.

Paul Ince highlights: com’era come giocatore

È in dubbio che la carriera come allenatore non rappresenti proprio il migliore dei motivi per cui conoscere e ricordare oggi il centrocampista di Ilford. Tuttavia, come giocatore è stato veramente uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, ai tempi, nonché un calciatore estremamente moderno per capacità tattiche, tecniche e atletiche.

È possibile comprendere che valore aveva in campo Paul Ince dagli highlights che si trovano facilmente online. Quella che emerge è la figura di un mediano energico e infaticabile, dotato però anche di ottimo senso tattico e di una più che buona abilità nei passaggi. Un prototipo, per molti versi, del centrocampista box-to-box di oggi, capace di destreggiarsi egregiamente in più fasi di gioco. In condizioni diverse, avrebbe potuto essere un vero portento in Serie A.

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