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La PTPA di Djokovic perde consensi, Jay Clarke si ritira dalla causa: e dal WTA di Charleston sorgono nuovi dubbi

Jay Clarke ha deciso di ritirarsi come querelante nella causa intentata a Londra dalla PTPA, che sembra avere meno consensi di quelli annunciati

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Matteo Morace

Matteo Morace

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Perde consensi la causa avviata dalla PTPA contro gli organi del tennis mondiale (ATP, WTA e ITF). Secondo quanto riportato dal Daily Express, il britannico Jay Clarke, uno dei firmatari dell’azione legale, avrebbe deciso di ritirarsi come querelante nella causa intentata a Londra, non trovandosi d’accordo sulla maniera in cui il caso è stato gestito.

Intanto crescono anche i dubbi sul reale sostegno dei giocatori alla causa avviata dal sindacato fondato da Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’annuncio dell’azione legale aveva detto di aver ricevuto un ampio consenso dai 300 tennisti interpellati. Dopo però che nei giorni passati molti giocatori avevano rivelato di non sapere nulla della causa, e magari di non condividerla in toto, ad alimentare i dubbi sul reale consenso alla PTPA ci ha pensato il giornalista statunitense Ben Rothenberg, che in occasione del WTA 500 di Charleston ha interrogato ben sei tenniste, che hanno negato di aver avuto contatti con il sindacato.

Jay Clarke si ritira come querelante della causa della PTPA

La PTPA perde consensi. Il quotidiano britannico Daily Express ha infatti riportato che il giocatore inglese Jay Clark (n°277 ATP) ha deciso di ritirarsi dalla causa, lui che era tra i sei giocatori querelanti nominati nel caso avviato a Londra, riportando anche le sue dichiarazioni che ne motivano la scelta: “Sebbene continui a sostenere molti dei miei commenti e creda che ci sia bisogno di un maggiore supporto per i giocatori, in particolare ai livelli più bassi dello sport, ho deciso di ritirarmi come querelante. Non sono completamente in linea con il modo in cui è stato affrontato il caso e, a questo punto della mia carriera, è importante per me concentrarmi interamente sul mio tennis senza distrazioni esterne”.

Una chance sprecata

La decisione e le parole di Clarke, insieme a quelle delle scorse settimane di altri giocatori come Alexander Zverev e Carlos Alcaraz, evidenziano come la causa intentata dalla PTPA sia più che altro una vera e propria occasione sprecata per migliorare il tennis. Questo perché la gestione di ATP, WTA e ITF è tutt’altro che perfetta e alcune questioni sollevate dal sindacato di Novak Djokovic e Vasek Pospisil sono certamente valide e condivise da molti giocatori e addetti ai lavori.

Molti sono però anche i punti discutibili inseriti dalla PTPA nella propria causa, così come discutibile è stata anche la modalità d’azione del sindacato, che rischia dunque di ottenere il risultato opposto a quello sperato, ovvero di perdere credibilità, rafforzando invece ancor di più le posizioni di ATP, WTA e ITF.

I dubbi provenienti dal WTA di Charleston

Ad alimentare i dubbi sul reale consenso nei confronti della PTPA, che teoricamente ha come primo obiettivo quello di riunire i giocatori sotto lo stesso sindacato per acquisire anche un maggior potere di negoziazione nei confronti degli organi mondiali che gestiscono il tennis, ci sono anche le rivelazioni del giornalista statunitense Ben Rothenberg, che in occasione del WTA 500 di Charleston ha interrogato sei tenniste – Anisimova, Bencic, Keys, Pegula, Zheng e Tomljanovic – chiedendo loro se fossero state contattate dalla PTPA – che aveva detto di aver ricevuto un ampio consenso dagli addirittura 300 giocatori interpellati – ricevendo però solo risposte negative.

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