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Regole e affluenza degli stadi: la Serie B regge il confronto europeo?

La classifica per capienza degli stadi della Serie BKT 2023-2024, lo stato dell’arte e il confronto con Championship e LaLiga2

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Regole e affluenza degli stadi: la Serie B regge il confronto europeo? Fonte: Shutterstock

Oltre 2 milioni di spettatori hanno preso posto sulle tribune della Serie BKT arrivati a fine febbraio, per una media a partita di undicimila presenze. Età media degli impianti di 81 anni e, soprattutto, nessuno stadio costruito negli ultimi 29 anni.

Si può riassumere così, con questi freddi, ma significativi, numeri lo stato dell’arte degli stadi del campionato cadetto. Una situazione per molti versi complicata, soprattutto se paragonata a cosa accade nella Championship inglese e a LaLiga2 spagnola.

Numeri che, però, non restituiscono a pieno la situazione lasciando inevase tutta una serie di questioni. Questioni che andiamo a sviscerare.

Il regolamento per gli stadi della Serie B

Partiamo da un primo e fondamentale dato: la metà degli stadi della Serie BKT 2023-2024 ha una capienza (sulla carta) superiore ai 20.000 spettatori.

Si va dai 58.270 del San Nicola di Bari, l’impianto più grande del torneo e terzo in assoluto in Italia, ai 20.550 del Cino e Lillo Del Duca di Ascoli, considerando i soli impianti che superano le 20.000 unità di capienza consentita ed escludendo (per poco) il Rigamonti di Brescia (19.950 spettatori di capienza).

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Guardando verso il basso, ovvero sotto i 20.000, ne troviamo cinque in fascia intermedia, stadi che vanno dagli 11.150 spettatori del Pier Luigi Penzo di Mestre ai 16.003 del Giovanni Zini di Cremona.

Il resto è tutto sotto i 10.000 spettatori con la Feralpisalò che, con i 2.500 spettatori del Lino Turina, ha l’impianto più piccolo del torneo, e che, proprio per questo motivo è stata costretta a giocare tutta la stagione sul neutro del Leonardo Garilli di Piacenza.

Ricordiamo, infatti, che per regolamento federale “la capienza minima dello stadio deve essere di 5.500 posti. Tutti i posti dello stadio, anche quelli eccedenti la capienza minima di 5.500, devono essere dotati di sedute individuali conformi a quanto previsto dall’articolo 17”.

Dentro questi numeri però ci sono storie ed emozioni che i numeri da soli non possono raccontare.

Gli stadi della Serie BKT 2023-2024: la capienza

Storie che vanno dai record della stagione 2022-2023 del San Nicola alle notti mondiali di Italia 1990, notti vissute nello stesso catino barese, al Renzo Barbera di Palermo e al Luigi Ferraris di Genova.

Luigi Ferraris che peraltro, con i suoi 113 anni, è l’impianto più antico d’Italia. Ma andiamo con ordine partendo dagli ordini di grandezza specifici.

Lo stadio più grande, come accennato, è lo stadio della Bari, alle sue spalle con 36.365 spettatori troviamo il Barbera, conclude il podio, per soli 17 posti di scarto nominali, lo stadio della Sampdoria.

Dopo le tre big si scende di quasi 12.000 posti e si arriva ai 24.479 del San Vito-Gigi Marulla di Cosenza.

Nella graduatoria della capienza ci sono poi cinque stadi che hanno un dato molto simile che si attestano intorno ai 20/22.000 spettatori. E sono l’Ennio Tardini di Parma (22.352), il Libero Liberati di Terni (22.000), il Mapei Stadium di Reggio Emilia (21.584), l’Alberto Braglia di Modena (21.151), il Cino e Lillo Del Duca di Ascoli (20.550) e il Mario Rigamonti di Brescia (19.550).

Scendendo oltre il decimo posto troviamo il già citato Giovanni Zini di Cremona, il Nicola Ceravolo di Catanzaro (14.650), il Giuseppe Sinigaglia di Como (13.602), l’Alberto Picco di La Spezia (11.676) e a poco più di 11.000 lo stadio del Venezia.

Chiudono la graduatoria gli stadi con capienza inferiore ai 10.000 spettatori. Ovvero l’Arena Garibaldi – Romeo Anconetani di Pisa che conta 9.900 spettatori, il Piercesare Tombolato di Cittadella, 7.623, il Druso di Bolzano, stadio del Sudtirol, 5.500 e il Rigamonti-Ceppi di Lecco con 4.997. Attivo con deroga.

Gli stadi della Serie BKT 2023-2024: la media spettatori

Capienza che, però, non necessariamente impattano positivamente sulla media spettatori.

Basti pensare che tra le squadre con maggior numero di spettatori troviamo sempre Palermo, Sampdoria e Bari rispettivamente con 22.596, 22.358 e 17.021 di media. Ma anche situazioni come Cosenza, Ternana e Brescia che, nonostante una capienza importante, superiore ai 20.000 spettatori, hanno una media che va dai 6.147 delle Rondinelle ai 5.025 delle Fere.

Un discorso a parte merita invece la funzionalità dell’impianto. Funzionalità che è, inevitabilmente, in ordine alla vetustà dell’impianto stesso

A tal proposito va evidenziato che l’età media degli impianti della Serie BKT 2023-2024 è di 81 anni, che il più antico, come accennato, è il Ferraris di Genova e che il più giovane, non a caso quello con il numero più alto di palchi privati, è il Mapei Stadium-Città del Tricolore. Ma è il più giovane, tra mille virgolette, essendo stato inaugurato il 15 aprile 1995 ovvero quasi 30 anni fa.

Nel mezzo ci sono stadi costruiti più di cento anni fa, anche se adeguati ai criteri moderni e ristrutturati nelle parti fondamentali.

Nello specifico il Penzo, che ha visto la luce nel 1913, il Ceravolo, lo Zini, il Picco e l’Arena Garibali risalenti al 1919 il Rigamonti Ceppi e il Tardini del 1922 e il Druso del 1928. Ma anche gli altri non sono “giovincelli”.

Si va del Sinigaglia, inaugurato nel 1927, al Barbera del 1935 fino al Braglia del 1938. Da questo si evince che meno della metà degli impianti della cadetteria è stata inaugurata nel secondo dopoguerra e appena due dopo gli Anni Novanta.

Parliamo del già citato Mapei, del San Nicola unico stadio costruito da zero per i Mondiali di Italia 1990, del Tombolato nato nel 1981 e degli stadi costruiti nell’era del Boom economico, gli Anni Sessanta. Ovvero il Rigamonti del 1959, il Cino e Lillo Del Duca, del 1962 il San Vito del 1963 e il Liberati del 1969.

I punti di debolezza degli stadi di Serie BKT

Stadi cui spesso manca la copertura di interi settori, in particolare di quelli più caldi e popolari. Stadi dove la visibilità dell’evento è limitata. Stadi dove la viabilità e i parcheggi sono stati pensati per le motorizzazioni di minimo 50 anni fa.

Stadi dove il concetto di comodità per lo spettatore e i servizi a esso connessi, non sono adeguati all’era del motore a scoppio, figuriamoci all’era di internet. Per non tacere del tema della sicurezza settore nel quale si è investito soprattutto in termini di tornelli e bigliettazione elettronica ma non sempre nella struttura interna.

Questo, ovviamente, non significa che, come avrebbe detto Bartali, “è tutto sbagliato è tutto da rifare”. Stadi come quelli di Bari, di Genova e Reggio Emilia secondo un’analisi del sito inglese Ticketgum fanno vivere un’esperienza complessivamente positiva ma purtroppo le ombre sono molto di più delle luci.

Il confronto con Championship e LaLiga2

Soprattutto se questi dati sono paragonati a com’è la situazione nei due principali “competitors” della Serie BKT ovvero la Championship inglese e LaLiga 2 spagnola. Il primo dato che emerge è l’età media degli impianti.

In Inghilterra è di 73 anni, in Spagna addirittura di 51 anni. Ma nel caso dei britannici va evidenziato che in Championship ci sono 11 impianti, su 24 totali, inaugurati più di 120 anni fa con punte di 149 anni nel mitico Deepdale di Preston.

Un altro dato che emerge, in modo quasi imbarazzante, è quanti stadi tra Inghilterra e Spagna sono stati costruiti dopo il 1995, anno di nascita del più “giovane” in Serie BKT.

Ben undici in Championship e sei ne LaLiga 2.

Impietoso il dato anche sulla media spettatori del torneo inglese rispetto a quello italiano. Oltremanica viaggiano su 21.972 spettatori rispetto agli 11.200 della nostra cadetteria. Dato però nel quale l’Italia sopravanza la Spagna, ferma a 10900.

Un dato che però rappresenta davvero il sole nella pioggia perché certifica, in modo plastico, che, nonostante le difficoltà strutturali, il nostro campionato è più seguito e più amato di quello iberico e quanto allo spettacolo e alle emozioni in campo non è davvero secondo a nessuno.

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