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Rugby riforma del campionato di A Elite, Innocenti contro Munari e i club: "Prima sì, poi no: è serio?"

L’Italia del rugby è pronta a togliere il velo anche al massimo campionato nazionale ma divampa la polemica per la riforma prima voluta e poi "ricusata" dalle società. Le parole del presidente federale.

03-10-2023 16:21

Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Venerdì sera c’è da provare a fare la storia al Mondiale con la sfida tra Italia-Francia, sperando di entrarvi dalla porta principale e non da quella sbagliata (il riferimento al 96-17 subito dagli All Blacks è puramente voluto).

Ma tra qualche giorno l’Italia del rugby è pronta a togliere il velo anche al massimo campionato nazionale, che per l’ultima volta vedrà 10 squadre al via. A una manciata di giorni dallo start, cresce la polemica tra il presidente federale Marzio Innocenti e i club, con Innocenti che chiama in causa Vittorio Munari, direttore generale del Petrarca.

La riforma avversata dai club

La riforma che porterà a un torneo a 8 formazioni è però stata recentemente avversata proprio dai club della Serie A Elite, che sembrerebbero aver ricusato la proposta fatta alla FIR nel 2021, come ha fatto notare con tono polemico il presidente federale Marzio Innocenti.

Due anni fa le tre principali squadre della Serie A Elite, vale a dire Valorugby Emilia, Petrarca Padova e FemiCZ Rovigo, vennero a chiedermi di ridurre il numero delle partecipanti da 10 a 8 squadre. Io dissi che ero d’accordo, perché così facendo avremmo ulteriormente alzato il livello della competizione, rendendola appetibile sia alle tv, sia soprattutto in funzione di una crescita progressiva del movimento. A quel punto mi sono mosso anche per creare una serie A1 che potesse fare da “cuscinetto” a chi avesse voluto strutturarsi per fare il salto nella A Elite, evitando di retrocedere immediatamente come successo a tutte le neopromosse delle ultime stagioni, e poi rimodulare due o tre gironi di A2 a carattere territoriale. Tutto questo, ripeto, dopo aver ricevuto le sollecitazioni dei maggiori club del panorama nazionale. Che oggi criticano la riforma, ricusandola completamente.

Il dietrofront e il punto di vista di Innocenti

Innocenti è uomo di poche parole, ma che non si sottrae quando c’è da rimandare indietro la palla. Non a caso ha fatto nomi e cognomi quando c’è stato da specificare quello che è il suo punto di vista sull’argomento.

Vittorio Munari, direttore generale del Petrarca, nel 2020 già parlava di ridurre il torneo a 8 squadre. Adesso che il progetto c’è, lui è tra i primi a tirarsi indietro. Capite cosa intendo quando parlo di serietà? Non è possibile che venga attaccato io quando sono state le stesse società a chiedere di pensare a una riforma. Io devo pensare a 700 club sparsi in tutta la penisola, non soltanto a ai 3 più importanti del panorama nazionale.

Curioso che Petrarca e Rovigo, passate recentemente sui maggiori media italiani per la clamorosa rissa andata in scena nelle battute finali dell’amichevole dello scorso agosto (e dalla quale sono scaturite 62 giornate di squalifica), sia state tra le società che più di altre hanno favorito la candidatura e poi l’elezione di Innocenti alla FIR.

La federazione ha tutto l’interesse a mettere i club neopromossi nelle condizioni di ben figurare e di crescere il più in fretta possibile. Ad esempio mettendo loro a disposizione i giocatori usciti dalle Accademie federali (player permit), così da poter favorirne anche la crescita personale, con ricadute poisitive su tutto il movimento. Perché il fatto che dei 33 convocati al mondiale solo 4 giocatori siano cresciuti in una squadra del nostro campionato (i fratelli Alessandro e Paolo Garbisi, Tommaso Bigi e Tommaso Allan) ci fa capire che c’è ancora molto lavoro da fare.

Alto livello ma solo sulla carta

Le sfide del futuro, a sentire Innocenti, investono tanti settori. E l’arrivo di Marco Aloi nel ruolo di direttore del Top 10 servirà anche e soprattutto per cercare di fare un upgrade importante, seppur il primo obiettivo (portare un title sponsor della A Elite) è stato mancato.

Le criticità sono molteplici. Nessuno società ha un impianto di proprietà, alcune sono sprovviste di un centro medico e altre non fanno attività di formazione. È questo l’alto livello di cui tante volte ci riempiamo la bocca? Ne parleremo con le società per capire dove si vuole andare. Il campionato interno per noi conta tanto, non possiamo pensare solo alle franchigie di United Rugby Championship o all’attività delle nazionali. Una riforma è necessaria, cambiare le carte in tavola mentre si gioca però non è corretto.

Per il resto, da domenica a parlare tornerà il campo. Che avrà una copertura maggiore in tv (4 match a giornata su Dazn, uno su RaiSport) e una finale ancora da giocare al “Lanfranchi” di Parma, dopo l’ottimo riscontro di pubblico e critica dell’ultima finale dello scorso maggio tra Padova e Rovigo.

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