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Serie A a 18: c’è il sì di Juve, Milan e Inter, riforma coppa Italia e serie C tutti i retroscena

La Lega esce allo scoperto ma c'è una spaccatura tra le tre big e le medio-piccole, la Figc intanto invia al Governo le idee per salvare il calcio

10-02-2024 15:20

Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sule interviste ai grandi protagonisti

E’ ormai una lotta intestina tra Lega e Figc ma anche all’interno dei club di A quella che si sta prefigurando in questi giorni caldi. Da un lato le tre grandi del Nord che premono per una serie A a 18 squadre, contro il parere delle piccole e non solo, dall’altro la Figc che va in contropiede ed elenca al Governo le riforme necessarie per uscire da un guado pericoloso.

Inter, Juve e Milan vogliono la A a 18 squadre

La presa di posizione più netta è quella di Inter, Juventus e Milan che sono uscite allo scoperto in un incontro in Federcalcio con il presidente Gabriele Gravina per ribadire la necessità di ridurre l’organico della serie A da 20 a 18 squadre. L’l’Inter era rappresentata dall’amministratore delegato, Giuseppe Marotta, la Juventus dall’ad, Maurizo Scavavino, e dal dirigente Francesco Calvo, il Milan dal presidente, Paolo Scaroni, collegato in videoconferenza. Con le nuove competizioni di Fifa e Uefa, che faranno lievitare gli impegni dei grandi club e con la nuova Champions League e il nuovo Mondiale per club a 32 squadre il rischio che si giochi troppo è sicuro.

Lunedì assemblea di Lega, si prevede lo scontro tra club

La mossa delle tre grandi del Nord fa presagire un’assemblea infuocata per lunedì in Lega, dove all’ordine del giorno c’è proprio la questione legata alle riforme e ai temi federali, dopo la richiesta di maggiore autonomia dei giorni scorsi e la minaccia di muoversi in stile Premier League rispetto alla Federazione. Le medio-piccole spingono per non toccare il format a 20 squadre.

Serie A a 18: la posizione di De Laurentiis

Chi viaggia per conto suo è invece Aurelio De Laurentiis che anche al Senato, al Napoli club Parlamento, ha ribadito che non è importante che la A sia a 20, a 18, ma che siano rappresentate le città più importanti: “C’è un campionato della parte sinistra della classifica e uno della parte destra. Le squadre che rappresentano città con ventimila abitanti falsano il campionato”.

Le riforme proposte dalla Figc al Governo

Su questo scenario si innestano poi le idee di riforma del calcio italiano, inviate dalla Figc al Governo. Si prevede innanzitutto la riduzione complessiva delle squadre professionistiche che passerebbero dalle attuali 100 a 80 ma Serie A e Serie B non sarebbero toccate, sarebbe la Serie C a perdere 20 società. Di conseguenza la C passerebbe da tre gironi da 20 squadre a due gironi da 20 squadre con un girone del Centro-Nord e uno del Centro-Sud. Le Leghe professionistiche, inoltre, passerebbero da tre (A, B e C) a due con la Serie B che verrebbe accorpata alla C.

Rivoluzione per retrocessioni e coppa Italia

In Serie A le retrocessioni passerebbero da tre a due con conseguente riduzione della quota paracadute (quella garantita ai club retrocessi) da 60 a 30 milioni di euro. Non solo campionati: le idee si estendono alla Coppa Italia che potrebbe ispirarsi alla FA Cup inglese e prevederebbe la partecipazione di tutte le squadre, dalla Serie A alla Serie C, senza vantaggi per le più titolate e match in gara secca. C’è anche l’ipotesi che una stessa gara possa valere per campionato e coppa Italia.

Si cercherebbe anche un’ulteriore valorizzazione dei vivai con il passaggio da 4 a 6 elementi in rosa di calciatori provenienti dal vivaio e una sorta di Decreto Crescita italiano defiscalizzando i contratti per i calciatori cresciuti nelle giovanili. Infine, viene chiesto un aiuto al Governo per cercare nuovi modi di valorizzare i diritti tv.

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