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Sinner, coach Cahill rivela che ha detto a Jannik per cambiare la finale degli Australian Open con Medvedev

Darren Cahill, il coach australiano che con Simone Vagnozzi allena Jannik Sinner, spiega che è successo dopo i primi due set della finale con Daniil Medvedev a Melbourne.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Che è successo dopo i primi due set della finale degli Australian Open, in cui Daniil Medvedev aveva messo in grande difficoltà Jannik Sinner? Cosa ha cambiato nel suo modo di giocare il rosso di San Candido per ribaltare la situazione? E come è riuscito a rimanere lucido, concentrato e focalizzato sulla partita? Lo svela il suo coach, Darren Cahill, l’ex numero 22 al mondo che, in tandem con Simone Vagnozzi, ha assistito, consigliato e caricato Jannik durante la sua impresa a Melbourne.

Tennis, Cahill e il ruolo dell’allenatore

Intervenuto in un programma radiofonico australiano, 1116 Sen, Cahill ha parlato anzitutto del ruolo di un allenatore nel tennis: “Durante un incontro hai pochi secondi per parlare con il giocatore tra un punto e l’altro e puoi dirgli cose semplici. Entrare un po’ di più sotto la palla per aumentare la profondità dei colpi, ad esempio, in modo da tirarlo fuori da una posizione sbagliata in campo. Oppure consigliargli di stare indietro sulla seconda di servizio dell’avversario, per avere migliore feeling nel colpire. L’aspetto importante per un giocatore è che abbia fiducia in quello che gli diciamo. Per questo lo facciamo spesso durante gli allenamenti”.

Come comunica Sinner con Cahill e Vagnozzi

Ma in che modo Cahill e Vagnozzi comunicano con Sinner? Il coach australiano racconta tutto: “Quando il giocatore è in campo non possiamo parlare troppo durante il gioco, non possiamo avere una conversazione con lui. E quando è dall’altra parte del campo non gli si possono urlare delle istruzioni, perché sarebbe un fastidio per l’avversario. Il massimo che si possa fare sono alcuni gesti con le mani. È l’unico modo per fargli capire subito delle cose”.

Sinner, il piano per la finale con Medvedev

In finale qualcosina Cahill è riuscita a suggerire a Jannik: “Non gli abbiamo detto molto durante l’intero torneo, durante la finale aveva bisogno di essere un po’ caricato per varie ragioni. Medvedev è stato incredibile nei primi due set, ma sapevamo che sarebbe stato stanco perché aveva rimontato con Zverev e aveva affrontato un percorso molto più duro nel torneo. Eravamo consapevoli di come ha giocato, del fatto che sarebbe stato tanto fuori dal campo, anche fino a tre metri indietro, e che avrebbe usato la velocità per fare in modo che l’avversario colpisse tre o quattro colpi in più per un vincente”.

Australian Open, le parole di Cahill a Sinner

Nel match decisivo Medvedev ha cambiato il suo gioco: “Sì, in finale ha fatto il contrario, stando sulla linea di fondo, e lo ha fatto molto bene, il che ha portato Jannik a dover trovare una soluzione in tempi rapidi. Era necessario cercare un aggiustamento e questo è successo alla fine del secondo set, dove ha strappato un contro-break sul 5-1. Per riprendere il parziale era ormai tardi, ma è stato decisivo, perché ha capito cosa dovesse fare e questa è stata l’iniezione di fiducia di cui aveva bisogno. Lì la partita è girata, con quel break e quella carica particolare che gli ha regalato“.

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