Tra un mese l’esilio sarà finito, e Jannik Sinner è pronto a riprendere il suo posto sul trono del tennis mondiale. Un po’ perché Alcaraz e Zverev sin qui hanno battuto la fiacca, incapaci di dare continuità alle proprie prestazioni e dunque di insidiare nel ranking la numero 1 di Jannik. Che peraltro è ancora in testa anche alla Race, la classifica che porterà a qualificare i migliori 8 tennisti della stagione alle Nitto ATP Finals, sebbene abbia disputato soltanto gli Australian Open (e quindi sole 7 partite totali). Tra un mese magari qualcuno lo metterà dietro almeno in questa classifica, ma la sostanza poco cambia. E nell’intervista esclusiva rilasciata a Sky Sport l’altoatesino ha fatto capire di essere impaziente di scendere in campo a Roma.
- L'accordo più sofferto: "Non volevo, ma era il male minore..."
- La felicità nel fare cose diverse. "E sono stato con mio padre"
L’accordo più sofferto: “Non volevo, ma era il male minore…”
Impossibile non ripartire dalla scelta di accettare la sospensione di tre mesi concordata con la Wada. “Non ero convinto che fosse la cosa migliore. Abbiamo avuto poco tempo per decidere cosa fare, credo però che alla fine si dovesse scegliere il male minore ed è quello che ho fatto. A volte però ritengo di essere stato vittima di una grossa ingiustizia: vero è che poteva andare molto peggio, quindi quando ci penso mi dico che alla fine va bene così”.
Lo spauracchio di una squalifica superiore (tecnicamente davanti al TAS di Losanna la pena avrebbe potuto comportare uno stop di uno o due anni, senza altre mezze misure) è l’unica cosa che ha spinto Sinner ad accettare quell’accordo. “Vero, poteva essere un’ingiustizia ancora maggiore, quindi è andata così. Ero molto fragile perché sono successe cose che non mi sarei mai aspettato che potessero succedere, con reazioni dentro di me inattese. Direi una bugia se non ammettessi quello che ho provato, risulterei una persona senza emozioni o sentimenti. Invece ogni anno si impara qualcosa di nuovo e questo ultimo anno mi è servito per conoscere meglio me stesso, come sono come persona e il mio valore come persona”.
La felicità nel fare cose diverse. “E sono stato con mio padre”
I giorni difficili sono ormai alle spalle e Roma è il prossimo obiettivo. “Ho avuto la fortuna di avere intorno a me tante persone che mi hanno sollevato il morale, dandomi la forza di capire meglio cosa stesse accadendo. È stato un periodo molto duro, ma ora penso soltanto a quando potrò tornare a giocare.
Manca poco e non vedo l’ora di scendere in campo al Foro Italico. Fisicamente mi sento molto riposato: non aver avuto modo di prendere la racchetta in mano mi ha permesso di fare cose che altrimenti mai avrei fatto, come cimentarmi in una gara sui go kart e fare un’uscita in bici con i miei amici Ciccone e Giovinazzi nei dintorni di Monte Carlo. E poi sono stato tanto tempo in famiglia, soprattutto con mio papà. Ho fatto tanto lavoro in palestra e mi sento davvero carico e in buona condizione. Roma sarà un bel banco di prova e sono felice che quel momento stia arrivando”.