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Wimbledon: Melissa Satta e Berrettini, quel cinque che equivale a un atto di resistenza agli haters. Insieme contro Alcaraz

Berrettini continua a vincere: oggi 10 luglio atteso il match contro Alcaraz, numero 1 al mondo. Con Melissa Satta che tiferà per lui

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Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

L’incedere delle telecamere sul volto soddisfatto e fiero di Melissa Satta (della quale non sono pervenute altrettante fotografie) esplicita il senso di una personale affermazione di sé, contro i consueti allenatori di parole ostili dei social, che hanno tentato di insinuare, offendere e anche imputare responsabilità a lei.

Una professionista che si occupa di intrattenimento, di moda, di televisione che conosce più il calcio (per i suoi personali trascorsi) che il tennis (forse) e che si è appropriata del diritto alla propria individualità. E che, dall’altra parte, ha cercato di proteggere Matteo Berrettini dal magma di commenti e offese.

Wimbledon 2023: Berrettini si gioca la stagione

A Wimbledon, Berrettini si è ripreso il suo posto, nel ranking e sull’erba, superando Lorenzo Sonego, Alex de Minaur e, da ultimo, Alexander Zverev in un match che ha emozionato chiunque.

Berro è arrivato a Londra, dopo una stagione in avvio particolarmente complicata dalle difficoltà legate ai suoi problemi fisici e alle indubbie complicazioni legate al recupero. Con l’aggravante di doversi addirittura mettere nella condizione di rispondere a quanti hanno avanzato delle autentiche offese, aggressive in maniera ingiustificata, che avevano addirittura attribuito a Satta delle responsabilità sulle traversie vissute dal campione romano.

Agli ottavi di finale Berro sfiderà Carlos Alcaraz, il giovane numero uno al mondo. Sulle tribune del campo centrale di Church Road ci sarà anche Melissa, che le telecamere hanno inquadrato nei momenti di massima sofferenza e tensione del match e che hanno mostrato le perplessità, i timori e le gioie della compagna di un giocatore che ha affrontato la fase meno brillante di una carriera esemplare.

Berrettini-Satta, primo red carpet contro i pregiudizi

In questa stagione così sventurata, sul versante degli infortuni, Berrettini ha dimostrato però estrema tenacia e volontà continuando una preparazione spesso interrotta e rivista proprio a causa di questi continui problemi di natura fisica, che hanno condizionato la resa e la continuità.

Ostacoli che hanno deviato l’indirizzo di alcuni, troppi, verso la nuova fidanzata del tennista romano, la quale si è accollata un bagaglio di superflue e fastidiose carrellate di insulti, allusioni, improbabili correlazioni tra gli stop di Berrettini e la nascita di questo amore. Come se la sola Melissa Satta potesse vantare un peso tale da decidere sull’andamento del giocatore.

Come se quello che la stessa conduttrice televisiva non ha stentato a definire “sessismo e bullismo” non fosse un problema che, stavolta, investe chiunque acceda alle piattaforme social e condivida, metta un like, decida di pubblicare un contenuto visibile e commentabile. Anche chi non ha interesse specifico per questa coppia.

La nascita di un amore pubblico

Con Melissa è nato tutto all’inizio dell’anno, quando Berrettini necessitava anche di una pausa che lo alleviasse dai problemi in essere. Si sono mostrati poi insieme, in coppia e in forma ufficiale, guadagnandosi da Miami al GP di Monaco commenti, insulti e offese. Più Melissa che Matteo, sia chiaro.

Tant’è che Satta si è dovuta difendere e lo ha atto in prima persona per scansare quella pressione che aveva alcun presupposto. Come se il problema agli adduttori potesse essere imputato ad altri.

Il privato che diventa pubblico e questione collettiva

Per Melissa Satta, ancora una volta, le sue scelte private sono divenute oggetto di valutazione pubblica sui social, come fu per Kevin Prince Boateng: la decisione di palesare il disagio – condivisibile – rispetto a un linguaggio sessista, discriminatorio e inutilmente accusatorio di haters non identificati che le hanno assegnato responsabilità inconsistenti in questa sequenza di infortuni di Berro è stata ferma.

Rivendicare la propria autonomia, l’assenza di aggressività e violenza verbale non solo è stato un atto giusto ma legittimo, di rilevanza collettiva per evidenziare quanto un linguaggio così aggressivo e privo di rispetto riguardi tutti. E non solo lei o il suo compagno.

La sua scelta di esporsi è e rimane manifestazione di resistenza rispetto alle parole ostili, incontrollate che si moltiplicano sui social.

Fonte:

Melissa Satta e Matteo Berrettini per il loro primo red carpet

La dimostrazione necessaria

Contro questi pregiudizi, per dirla semplice, Melissa Satta ha difeso la sua libertà di scegliere, di essere una persona, una professionista con un ruolo e una identità distinta dal suo compagno. Un campione che attraversa una fase delicata della sua carriera, ma che nulla ha a che spartire con la professione della fidanzata e di certe eventuali e improbabili responsabilità.

Accuse che affondano in un substrato contro cui si è schierata la coppia, in nome della libertà individuale a scegliersi e anche a come vivere la loro relazione, legittimamente.

Il cinque a fine partita

Satta ha assunto un ruolo inedito, nella sua lunga carriera, e a metà aprile, ha deciso di affrontare frontalmente quei followers, questi istigatori d’odio che le avevano attribuito responsabilità. Ha denunciato pubblicamente, così come le frasi disturbanti che le sono state rivolte troppo spesso, bullismo e sessismo di chi la accusava apertamente di rovinare, consumare, condizionato Matteo Berrettini.

Quel cinque a fine partita vale una replica, perché il gioco di squadra si costruisce, si fa, si modifica per raggiungere un risultato che arriva con il lavoro e il tempo. E non è roba da leoni da tastiera.

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