Era il biennio dell’apice pandemico del 2020-2021, e nel calendario della F1 costretto ad essere rimaneggiato causa Covid faceva per le sue ultime volte ingresso la Turchia. Ma la gara sul circuito di Istanbul è destinata a tornare già dalla prossima stagione: è stato siglato infatti l’accordo per ripristinare nel Mondiale questo appuntamento per un quinquennio.
- Le volte precedenti della Turchia in F1 e le caratteristiche del circuito di Istanbul
- Il calendario della F1 2027 è completo: torna anche il Portogallo
- Il soft power della Turchia che utilizza lo sport per legittimarsi
Le volte precedenti della Turchia in F1 e le caratteristiche del circuito di Istanbul
Quindi dal 2027 al 2031 le monoposto del nuovo ciclo tecnologico della F1 correranno di nuovo sulla pista turca. Che fece una prima apparizione nel campionato nell’anno 2005, restando un appuntamento sino al 2011 per poi essere frenato da delle difficoltà finanziarie, e quindi ricicciare fuori nel citato periodo 2020 e 2021 (biennio dove vinse sempre Mercedes, prima con Lewis Hamilton, che qui conquistò il suo settimo titolo mondiale, e poi con Valtteri Bottas) per tamponare i GP cancellati a causa della crisi pandemica.
Si torna quindi a correre sulla pista progettata da Hermann Tilke da 5.338 metri situata a Tuzla, nella periferia di Istanbul, e dotata di 14 curve (6 a destra e 8 a sinistra), alcune di esse piuttosto impegnative (in particolare l’iconica curva 8) e con diversi dislivelli. Il tracciato di Istanbul Park ha regalato agli appassionati dei momenti da ricordare, come le difficoltà dei piloti sull’asfalto con poco grip nel 2020 (d’altronde la pista arrivava da un lungo periodo di inattività), il primo successo in F1 di Felipe Massa nel 2026, l’ultimo podio di Sebastian Vettel in Ferrari nel 2020 e il secondo posto di Max Verstappen nel 2021 che lo riportò in vetta alla classifica di un Mondiale che poi vinse per la prima volta in carriera.
Il calendario della F1 2027 è completo: torna anche il Portogallo
La Turchia farà ripartire le propria storia dal campionato 2027, il cui calendario a 24 gare è pressoché completo: l’altra novità, o per meglio dire ritorno in F1, è quella del Portogallo con il circuito di Portimão. Come annunciato in precedenza non ci sarà più l’Olanda con Zandvoort mentre Barcellona farà la rotazione con Spa-Francorchamps (il Belgio sostituirà la Catalogna nel 2027, 2029 e 2031, laddove il Montmelò farà la sua comparsa nel Mondiale 2028, 2030 e 2032).
Stefano Domenicali, nelle dichiarazioni che hanno accompagnato l’ufficialità del ritorno della Turchia, ha sottolineato come Istanbul rappresenti “una porta d’accesso culturale tra Europa e Asia, offrendo una miscela unica di storia e tradizione con un approccio lungimirante allo sport, agli affari e all’intrattenimento“. Il presidente FIA Mohammed Ben Sulayem ha aggiunto che il ritorno di questa tappa “sottolinea il nostro impegno condiviso per espandere il campionato in mercati dinamici”. E il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha commentato: “Considero il ritorno della Turchia nel calendario della Formula 1 un chiaro segno della grande fiducia riposta nel nostro Paese, nella nostra solida capacità organizzativa, nelle nostre moderne infrastrutture sportive e sanitarie e, naturalmente, nella rinomata ospitalità della nazione turca”.
Il soft power della Turchia che utilizza lo sport per legittimarsi
Ankara insomma muove un altro passo nell’esercizio di quel soft power che sfrutta lo sport per acquisire maggiore riconoscimento, autorevolezza e prestigio nella regione e agli occhi del mondo. La Turchia già utilizza il calcio come leva politica, alla pari di altri attori nell’area mediorientale: dalla finale di Champions League del 2023 sempre ad Istanbul, agli Europei organizzati in connubio con l’Italia nel 2032 (noi che siamo già invasi dalle loro dizi, sorta di serie e soap turche: anche quello è un tipo di soft power), dopo aver fallito la candidatura nel 2024 per le inadempienze riscontrate dall’UEFA in merito a politiche per i diritti umani (non che siano stati fatti passi avanti in merito da allora, tra l’altro).
E mentre Ankara si pone ormai come costante mediatore nei conflitti geopolitici, dalla guerra in Ucraina alle proposte per fare da ponte tra USA e Iran (laddove comunque è il Pakistan ad avere un ruolo più centrale in questo senso), non manca altresì di curare l’aspetto sportivo per legittimarsi ulteriormente come potenza regionale. Sulla scorta di quanto sta facendo in questi anni l’Arabia Saudita, la Turchia sta puntando anch’essa sul munifico mondo del motorsport. E così, dopo aver perso per strada la tappa del rally valido per il WRC, ecco il rilancio della F1 su base quinquennale. Su cui ci ha messo personalmente la faccia il presidente, o per meglio dire “dittatore” come lo apostrofò una volta Mario Draghi, Erdogan.
