Jannik Sinner ancora alla ricerca di una casa. Il numero 1 del tennis mondiale non potrà allenarsi nella sua Montecarlo e dovrà trovare una nuova sede per continuare il lavoro con il suo team in vista del ritorno alle competizioni in programma a maggio. Solo dopo il 16 aprile finiranno le limitazioni imposte dal regolamento.
- Sinner, il no di Montecarlo: ecco il motivo
- Le possibilità per Jannik
- Il retroscena su Ferrara e Naldi
Sinner, il no di Montecarlo: ecco il motivo
Jannik Sinner non si potrà allenare nella sua Montecarlo nel corso di questi mesi. La soluzione sembrava quella ideale, rimanere vicino casa e continuare i suoi allenamenti e la sua preparazione in una struttura che conosce bene e che gli mette a disposizione sia campi in terra rossa che sul cemento. Ma dal club monegasco è arrivato lo stop come chiarito dall’ufficio stampa del circolo: “Il Monte-Carlo Country Club è affiliato a tutte e due le federazioni di tennis: francese e monegasca. E’ un circolo privato ma questo non lo esonera dai suoi obblighi, cioè quello dell’affiliazione. Monegasca perché è il Club di tennis del Principato. Ma un club di tali dimensioni non avrebbe potuto essere costruito sul territorio monegasco. Francese: perché si trova sul territorio francese a Roquebrune Cape Martin”.
Le possibilità per Jannik
Ora Jannik Sinner dovrà tornare a vagliare altre possibilità per la sede dei suoi allenamenti. Nei giorni scorsi si era parlato di diverse opzioni con sedi di allenamento tutte lontane dall’Italia. Restano dunque in piedi le possibilità Dubai e Stati Uniti, con Miami che viene indicata come una delle possibilità per il numero 1 del mondo. Sarà un periodo fondamentale per Sinner come spiegato dal suo preparatore atletico Panichi che ha svelato su cosa si concentrerà il team in questo periodo di assenza forzata dovuto alla squalifica di tre mesi in seguito all’accordo con la Wada.
Il retroscena su Ferrara e Naldi
Il caso doping di Sinner continua a far discutere e il Corriere della Sera svela un retroscena che riguarda Umberto Ferrara e Giacomo Naldi, preparatore atletico (ora con Berrettini) e fisioterapista che non fanno parte più del team dell’altoatesino. Stando a quanto riporta il quotidiano i due sarebbero finiti anche nel mirino della Nado, l’organizzazione nazionale antidoping italiana. Sui due non è stato però aperto un procedimento in quanto nel loro operato mancherebbe l’elemento dell’intenzionalità. Questo significa che mancava l’intenzione di adottare condotte che costituivano una violazione delle norme antidoping. In particolare Ferrara nel corso del procedimento all’ITIA ha rivelato di aver avvisato Naldi dei potenziali rischi che l’uso dello spray incriminato avrebbe costituito, con quest’ultimo che invece ha asserito di non ricordare tale raccomandazione.