Il titolo è tutto un programma: “The Italian Flop”, il grande bluff del basket nazionali sul palcoscenico più importante d’Europa, che ancora una volta (come da tanti, troppi anni a questa parte) sarà affare altrui. Perché né Milano e tantomeno Bologna sono riusciti a staccare un pass per la post season: su 18 squadre totali, almeno 10 hanno l’opportunità di potersi giocare le sfide da dentro o fuori che valgono una stagione, e che di fatto decidono le sorti del torneo. Più della metà (il 55,5%), ma di quella metà non fanno parte le squadre italiane. Che mai avevano fatto tanto male in una singola stagione regolare, tanto che il tempo dei processi non potrà essere rimandato troppo a lungo.
- Milano, un digiuno inspiegabile: tre stagioni senza play-off
- Mirotic predica nel deserto: Messina, quante domande
- Una stagione di alti e bassi: e se non arrivasse lo scudetto...
- La Virtus in Europa ha fatto la comparsa. Ma in Italia...
Milano, un digiuno inspiegabile: tre stagioni senza play-off
Inutile dire che la delusione maggiore fa rima con Milano. La squadra che nelle intenzioni di chi l’ha costruita avrebbe dovuto davvero competere con il meglio del basket europeo. Un budget importante (circa 40 milioni di euro), un monte ingaggi tra i più costosi del continente (15 milioni, il settimo tra le 18 squadre in gioco: Bologna ha l’undicesimo con 10 milioni e un impiego di spesa totale di poco superiore ai 20 milioni di euro), elementi di provata esperienza e affidabilità che pure, alla prova dei fatti, si sono rivelati poca cosa al cospetto delle grandi d’Europa.
E pensare che l’EA7 arrivava dalla final four conquistata nel 2021, con un maledetto tiro corto che impedì di battere il Barcellona in semifinale e andarsi così a giocare la partita decisiva per l’assegnazione del trofeo contro l’Anadolu Efes (che vinse poi proprio contro i catalani).
Quello che sembrava essere un punto di partenza, una sorta di base sulla quale provare a costruire una vera e propria legacy, s’è rivelata essere solo una gloria passeggera: l’eliminazione ai quarti per mano dell’Efes nella stagione successiva ha rappresentato l’ultimo sprazzo meneghino nei play-off, cui hanno fatto seguito tre stagioni senza accedere alla post season (nonostante siano stati istituiti i play-in, che qualificano anche nona e decima del gruppo).
Mirotic predica nel deserto: Messina, quante domande
Se qualcuno avesse pensato una cosa simile nell’estate del 2023, quando Milano riuscì a vincere la concorrenza di mezzo continente accaparrandosi Nikola Mirotic, in molti c’avrebbero fatto sopra una fragorosa risata. Sembrava il tassello destinato a far decollare i sogni di gloria dell’Olimpia, e invece neppure il montenegrino (che soprattutto nel primo anno ha dovuto fare i conti con diversi problemi fisici) ha saputo porre rimedio alla situazione.
Milano non è mai stata in corsa per davvero per i play-off lo scorso anno, mentre quest’anno aveva saputo raddrizzare una partenza horror (su tutte la sconfitta con lo Zalgiris, da +27!) e a un certo punto aveva anche messo gli occhi sul terzo gradino della classifica.
Poi però tra infortuni, incomprensioni e improvvisi blackout, in un mese ha vanificato tutta la bella rimonta e s’è sfilata via dal gruppone delle prime 10 senza appello. Una debacle totale che in qualche modo finisce per mettere sul banco degli imputati Ettore Messina, il President of Basketball Operations di casa Armani.
Una stagione di alti e bassi: e se non arrivasse lo scudetto…
Di alibi, va detto, ce n’è più d’uno. Perché Milano è stata sempre costretta a fare i conti con le assenze, impossibilitata ad avere il roster al completo in ogni momento dell’annata. Peraltro adesso s’è infortunato di nuovo Shields, che ne avrà almeno per un mese, rendendo complicata anche la rincorsa al quarto scudetto di fila.
Ma i numeri dicono che l’Olimpia di Messina è fuori dai play-off per il terzo anno di fila, con l’aggiunta che per il terzo anno di fila ha mancato l’appuntamento di metà stagione con la Coppa Italia. Se lo scorso anno ci furono grosse tensioni con la dirigenza, adesso bisognerà capire che tipo di scorie potrà lasciare l’annata corrente, specialmente se a giugno non dovesse arrivare la “consolazione” dell’ennesimo titolo nazionale (e quest’anno, a onor del vero, la concorrenza appare più agguerrita).
La Virtus in Europa ha fatto la comparsa. Ma in Italia…
Quanto a Bologna, si sapeva dal principio che sarebbe stata dura ripetere l’exploit dell’anno passato, quando Banchi prese il timone della squadra a fine settembre e per due terzi di Eurolega se la batté con le prime due della classe, salvo poi pagare il conto alla fatica da marzo in poi (uscì nel play-in, non senza rimpianti).
Stavolta i problemi societari hanno inciso nella costruzione del roster e quando è arrivato Ivanovic (che resterà anche l’anno prossimo) i buoi erano già usciti dalla stalla. La Virtus ora proverà a fare la voce grossa sul suolo nazionale: se al completo e con le pedine giuste tirate a lucido, resta una squadra da corsa. E avendo speso meno energie in Europa, magari potrà arrivare più fresca quando conterà per davvero.
Anche se la sua stagione continentale ha rasentato la depressione, il che qualche interrogativo dovrà pure suggerirlo. Che poi Banchi, dopo essersene andato, ha trovato posto all’Efes e l’ha trascinato dal 13esimo al quinto posto provvisorio a una giornata dalla fine. L’unico sprazzo d’Italia rimasto nel giardino del basket europeo.