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Arbitri, Rocchi: ero contrario al Var, impossibile uniformità, la verità su Var a chiamata e futuro Orsato

Il designatore arbitrale, ospite al Festival del calcio a Parma, traccia un bilancio della prima stagione di Open Var su Dazn e rivela qualche novità

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Come è cambiato il calcio con la tecnologia, la svolta dell’avvento del Var, la trasparenza arbitrale nata con la trasmissione di Dazn Open Var, dove sono stati fatti ascoltare gli audio con i colloqui tra i direttori di gara in campo e quelli dietro il monitor nella sala di Lissone: di questo e altro si è parlato nella terza e ultima giornata del Festival del calcio a Parma.

Rocchi spiega l’esperienza di Open Var

Nel Palazzo del governatore ha preso la parola il designatore arbitrale Rocchi, nel dibattito dal titolo “Dazn, Open Var e un mondo di sport”, moderato da Giorgia Rossi alla presenza di Alessandro Lacovara, Senior VP Marketing DAZN, il telecronista Pierluigi Pardo e Andrea Stramaccioni, collegato via zoom da casa sua. Rocchi spiega: “L’arbitraggio non può essere solo tecnologia e Var, è stato utile per far capire come lavoriamo e chi siamo, non veniamo mai rappresentati come le persone che sono dentro quella divisa da arbitri. Io all’inizio non ero favorevole al Var, anzi. L’arbitro ha un ego pazzesco, gli dà fastidio che gli si dica che ha sbagliato, si arrabbia se glielo dicono dopo la gara, figuriamoci in diretta ma poi capisci che la differenza tra vivere e morire sportivamente passare dal Var, oggi mi arrabbio con i giovani perché non capiscano che hanno un paracadute che io nella mia carriera non ho avuto per tantissimo tempo, tranne gli ultimi due-tre anni. Gli arbitri però devono decidere da soli, devono avere questo coraggio, poi il Var li può aiutare”.

Rocchi rivendica il coraggio degli arbitri

Rocchi continua: “Abbiamo cercato di dare un prodotto che fosse spendibile, va ricordata la disponibilità che tutti gli arbitri hanno dato consentendo l’ascolto dei dialoghi tra arbitri, assistenti e Var. Hanno capito il nostro obiettivo, che era quello di spiegare cosa stavamo facendo, per evitare che qualcuno possa costruire castelli accusatori. Abbiamo anche fatto errori e non ci siamo mai nascosti ma al massimo abbiamo sbagliato, senza retropensieri. Dietro la crescita degli arbitri ricordiamo che c’è sempre un lavoro importante.

Sul lato comunicativo abbiamo fatto un grande lavoro e abbiamo fatto selezione anche su questo, oggi l’arbitro deve essere culturalmente preparato, deve reggere un confronto sapendo che dopo poche ore sarai ascoltato in tv. Dobbiamo lavorare sull’uniformità arbitrale, lo sappiamo, ma penso che sia quasi impossibile non posso dire bugie. Abbiamo numeri importanti, cosa che porta a una dispersione di opinioni. Il regolamento in certi casi dice che ci sono episodi interpetrabili e possono essere valutate in maniera diversa. Io a volte live vedo un’azione e mi arrabbio, poi sento l’audio Var e capisco come nasce l’errore: è bravissimo Luca Marelli a indovinare tutto in diretta e in tempo reale”.

La rivoluzione dal 2015 con la Goal-technology

Infine Rocchi rivela: “Qualche cambio di regolamento ci sarà, si parla dei mani in area e sui calci di rigore ma grandissime modifiche non ci saranno, per Var a chiamata ci saranno esperimenti della Fifa a livello giovanile ma è presto. Ricordate però quanti cambiamenti ci sono stati, solo dal 2015 abbiamo la Goal Technology, prima era frustrante sapere che avevi annullato un gol regolare. Siamo stati travolti dalla tecnologia e in 10 anni abbiamo avuto l’avvento del Var e il fuorigioco semi-automatico. Abbiamo ora una grandissima richiesta dall’estero dei nostri Var, saremo presenti a Europei e coppa America. Ad alcuni ragazzi ho consigliato di lasciare l’arbitraggio in campo e passare al Var per fare una carriera. Grandi arbitri si diventa solo se si ha talento, grandi varisti si diventa con lo studio anche senza avere un talento innato. Orsato al Var? Dipende se gli piacerebbe farlo, conoscendolo ne dubito”.

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