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Christian Eriksen rompe il silenzio: "Sono morto per 5 minuti"

Il centrocampista danese Christian Eriksen, 29 anni, ha rivelato alla tv danese le sue sensazioni durante l'arresto cardiaco nel corso di Danimarca-Finlandia

05-01-2022 12:16

Se si potesse ridurre l’intensità delle parole di Christian Eriksen a una frase, forse quella più aderente al senso di questa intervista sarebbe questa:

“Sono morto per cinque minuti”.

Una dichiarazione diretta, spietata e quasi indolore mentre la si pronuncia anche se così non è. Quanto avvenuto, l’arresta cardiaco del centrocampista danese durante la partita tra Danimarca e Finlandia nell’estate degli Europei ha modificato Eriksen, la sua famiglia, ma anche quanti hanno visto in diretta quanto stava accadendo.

Eriksen: arresto cardiaco in campo durante Euro 2020

Sono trascorsi 7 mesi da quando il calciatore danese Christian Eriksen si è accasciato improvvisamente sul campo con addosso la maglia della sua Danimarca il 12 giugno scorso, a causa di un arresto cardiaco. Forse è stato miracolato, forse la tempestività dei soccorsi e dei sanitari che in ospedale lo hanno operato e seguito in un decorso non semplice gli hanno salvato quella vita che ha abbandonato per 5, interminabili minuti.

I medici gli hanno impiantato un defibrillatore cardioverter (ICD), motivo che ha interrotto almeno in Italia la carriera di un centrocampista tra i più talentuosi della sua generazione, se non il migliore in attività nel proprio ruolo. Un vincolo non negoziabile e che ha deciso la risoluzione consensuale del contratto che legava Christian all’Inter, che dopo due stagioni complicate di ambientamento aveva trovato in lui uno dei pilastri della formazione scudetto e che lo aveva visto protagonista alla vigilia di questo Euro 2020.

Il ringraziamento di Eriksen

In questa intervista alla tv danese, Eriksen ha parlato di quei momenti sconosciuti di chi rimane sospeso. E di quanto lo abbia sorpreso, stupito l’affetto tangibile dei tifosi e degli appassionati:

“È stato fantastico che in molti abbiano sentito come un desiderio di scrivermi o mandarmi fiori. Questo ha avuto un impatto su molte persone e hanno sentito il bisogno che io e la mia famiglia lo sapessimo. Questo mi ha reso molto felice. All’ospedale continuavamo a dirmi che ricevevano fiori per me, è stato strano perché non ti aspetti che la gente ti spedisca fiori perché sono morto per cinque minuti. È stato qualcosa di straordinario, ma è stato gentile da parte di tutti. È stato un aiuto per me, ricevere tutti questi auguri. E la gente continua a scrivermi. Ho ringraziato le persone che ho conosciuto, i dottori, la mia famiglia e tutti i fan che mi hanno spedito migliaia di lettere, email e fiori, o chi mi ha incontrato per strada. Vi ringrazio per il supporto”.

Il futuro di Eriksen dopo l’Inter

Dopo l’intervento e il recupero che ha segnato questi mesi, Eriksen si allena oggi con il Chiasso, in Svizzera e coltiva l’ambizione di non smettere con il calcio nonostante quanto affrontato.

“Il mio ‘goal’ è giocare il Mondiale in Qatar. Voglio giocare. Questa è stata la mia mentalità da sempre. È un obiettivo, un sogno. Sono in perfetta forma. Questo era il mio obiettivo ed è ancora lontano, quindi fino ad allora giocherò a calcio e dimostrerò che sono tornato allo stesso livello”, ha aggiunto il centrocampista danese.

“È passato un po’ di tempo. Spero che questo video spieghi come mi sento. Grazie per tutto l’amore. Questo mi rende davvero felice”, ha concluso il 29enne.

Eriksen, futuro in Premier?

Una speranza che potrebbe divenire concreta, considerate le regole differenti nei diversi campionati europei su un tema così delicato. Il suo agente, Martin Schoots, ha aperto all’ipotesi di un suo approdo nel calcio inglese: “Giocare di nuovo in Inghilterra sarebbe assolutamente come tornare a casa per Chris e la sua famiglia”, ha detto Schoots alla Bbc.

“Christian è stato trattato eccezionalmente bene dal pubblico britannico, non solo per le sue grandi capacità calcistiche, ma anche per i suoi valori umani, la sua modestia e il suo altruismo”.

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