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Euro2024, ESCLUSIVA Dino Meneghin: la bacheca non conta, ripartiamo da Gigio e dai giovani

L'ex presidente FIP e stella del basket italiano commenta la disfatta degli azzurri di Spalletti in Germania ed indica la strada per tornare a vincere

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Da bimbo amava Charles e Sivori: assieme (ovviamente) al basket, Dino Meneghin stravedeva per i campioni della Juventus: due passioni che hanno sempre viaggiato di pari passo nella sua vita («Ho provato a giocare a calcio, ma con i miei piedi aravo il campo – ricordò in un’intervista – Però spesso in palestra ci giocavamo nel riscaldamento con un pallone sgonfio. Ricordo che D’Antoni era molto forte, così come lo erano tutti i piccoletti, mentre noi lunghi cercavamo di arrangiarci»). Anche nel suo inizio di carriera a Varese, vista la vicinanza tra palazzetto e stadio, spesso andava con i compagni a vedere il primo tempo delle partite casalinghe, mentre i calciatori facevano capolino sulle tribune nell’ultimo quarto dei loro incontri sul parquet. Così nacque anche l’amicizia con l’ex bomber Pietro Anastasi, che dopo due ottime stagioni a Varese, sbarcò proprio a Torino. Intervistato in esclusiva da Virgilio Sport Meneghin racconta come ha vissuto la disfatta della Nazionale di Spalletti a Euro2024.

Quattro Olimpiadi alle spalle da giocatore (con tanto di medaglia d’argento a Mosca 1980) una medaglia d’oro e due di bronzo ai campionati europei, 272 presenze con la maglia della Nazionale di basket Meneghin sa cosa vuol dire indossare la divisa azzurra in competizioni importanti. Che idea si è fatta del fallimento dell’Italia in Germania?
“Da tifoso dell’Italia ovviamente mi è dispiaciuto, c’era una grande attesa ma è andata male. Vuol dire che c’è da lavorare sodo, a questi appuntamenti devi arrivare preparato, non ci sono più squadre materasso nè risultati scontati, anche le altre nazionali crescono e si è visto”

Ha visto la partita con la Svizzera?
“Solo in parte per la verità”

Ha cambiato canale anche lei come tanti italiani delusi dalla prestazione degli azzurri?
“Ho visto solo un tempo, non entro in questioni tecnico-tattiche ma mi ha colpito vedere una squadra stanca fisicamente, poco reattiva, lenta negli spostamenti offensivi e difensivi”

Come si spiega un simile flop?
“Non tocco il tasto convocazioni, non spetta a me ma ritengo che Spalletti abbia avuto poco tempo per far capire il suo gioco e preparare la squadra. Una squadra vincente non si improvvisa in quattro e quattr’otto, c’è bisogno di tempo per lavorare bene”

Lei è stato giocatore, dirigente e presidente federale: è difficile passare dal ruolo di allenatore a quello di ct?
“Credo che Spalletti abbia l’esperienza necessaria per fare il ct, chiaro che è un lavoro diverso. Non vedi i giocatori tutti i giorni”

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Ha fatto bene a non dimettersi?
“Dipende dagli accordi che aveva con la Figc, se l’impegno era a medio-lungo termine è giusto che continui”

Medio-lungo termine fino a un certo punto, ci sono le qualificazioni Mondiali alle porte e fallire per la terza volta il pass per i Mondiali sarebbe una tragedia sportiva per una Nazionale che i Mondiali li ha vinti 4 volte
“La storia va bene ed è giusto onorarla ma in campo non ci va la bacheca, ogni volta si ricomincia daccapo e cambia sempre tutto: contano condizione, forma, qualità”

Spalletti vuol ripartire dai giovani
“Sono d’accordo, bisogna rinnovare la squadra. Certo che per i giovani non è facile emergere in serie A con tanti stranieri, bisogna avere pazienza”

Molti si aspettavano le dimissioni anche da Gravina: lei che è stato presidente federale che responsabilità si hanno quando una nazionale fallisce un appuntamento importante?
“Quando si perde è colpa di tutti, così come quando si vince è merito di tutti, se Gravina è lì vuol dire che l’hanno eletto, poi è chiaro che come tutti è legato ai risultati ma sono convinto che questa Italia tornerà a lottare e a sorprendere”

Da dove si riparte?
“Io dico da Gigio Donnarumma, la pietra angolare sarà il nostro portiere, ha parato quasi tutto. E’ uno che dà sicurezza, una vera saracinesca. La nuova Italia deve ricominciare da lui”

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