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L'intrigo Piastri travolge la F1: e ora si va per vie legali

Il caso Oscar Piastri è molto più complesso di quanto potesse apparire: un intrigo che coinvolge tre team ed altre personalità della F1. Intanto, si va per vie legali

09-08-2022 19:18

Luca Santoro

Luca Santoro

Giornalista Sportivo

Giornalista pubblicista, già collaboratore per eventi sportivi internazionali nel campo del motorsport. Laureato in Teoria e Tecniche dell'Informazione, Master in Management dello Sport

La sosta estiva della Formula 1 sta riservando la meritata vacanza ai piloti e team, ma in casa Alpine il clima è tutt’altro che rilassato. Dopo aver perso ex abrupto Fernando Alonso, che di punto in bianco ha annunciato che dal prossimo anno approderà in Aston Martin (al posto dell’ormai ritiratosi Sebastian Vettel), movimentando un po’ il mercato piloti, a calamitare le attenzioni è il giovane Oscar Piastri, campione F2 nella scorsa stagione ed inizialmente dato per nuovo pilota del team di Otmar Szafnauer, ma con il ragazzo che via Twitter aveva gelato Alpine ufficializzando il fatto che no, nel 2023 non correrà certo per loro.

Caso Piastri, si va alle vie legali

L’affare si sta complicando con il passare delle ore e dei giorni, con nuovi elementi a rendere più fitto l’intrigo dell’estate motorsportiva. Anzitutto, la prima notizia è che la scuderia francese procederà per vie legali contro lo stesso Piastri se quest’ultimo non si accaserà da loro facendo compagnia all’altro pilota, Esteban Ocon. Ricordiamo che il 21enne originario dell’Australia è (era?) già terzo pilota per Alpine, cosa che dà sicurezza al team in termini di rispetto contrattuale.

Szafnauer, riporta Eurosport, ha infatti sostenuto: “Il contratto dice che dovremmo supportarlo nella sua carriera. L’anno scorso gli abbiamo fornito un’auto con cui ha percorso 3.500 chilometri. Abbiamo fatto 7 test indipendenti, e la cosa non è certo stata economica per noi, visto che il solo motore costa 1,7 milioni di euro. Abbiamo speso un sacco di soldi per Piastri per prepararlo al futuro”, va giù duro il team principal. “E se quel futuro non sarà con noi, è logico ed equo chiedere un risarcimento. Se l’Ufficio Riconoscimento Contratti [il FIA Contract Recognition Board, ndr] ci dà ragione, e Piastri vuole stare fermo un anno, allora bisogna rivolgersi all’Alta Corte per avere un risarcimento”, facendo leva su un contratto che secondo gli avvocati di Alpine è vincolante. “Mi aspettavo più lealtà da Oscar rispetto a quello che ci ha dimostrato”, ha quindi chiosato Szafnauer.

Anche il contratto con McLaren sarebbe valido

Ma non è finita qui. Secondo FormulaPassion che a sua volta riporta delle indiscrezioni da AutoHebdo, anche il pre-accordo di McLaren – altra parte in causa in questo intrigo – che pare si sia assicurata i servigi di Piastri per il 2023 è valido. Il documento firmato dalle parti è anch’esso depositato presso l’Ufficio Riconoscimento Contratti, che però ritiene valido anche quello tra il giovane pilota ed Alpine di cui parlava Szafnauer. Insomma, a questo punto per dipanare il busillis bisognerà per forza andare per vie legali.

C’è stato un complotto contro Alpine?

Ma c’è dell’altro, e qui entriamo nel territorio delle teorie più astruse. Sempre FormulaPassion evidenzia i rapporti che legano Piasti a Mark Webber, suo manager, con l’ex F1 legato sua volta da un rapporto professionale a Flavio Briatore, a sua volta il manager che lanciò e consacrò Alonso nel Mondiale. Inoltre Webber pare abbia ottimi rapporti con Andreas Seidl, team principal della McLaren e con un passato condiviso da entrambi nel WEC, quando l’australiano disputò il campionato del mondo endurance FIA con Porsche dal 2014 al 2016. E chi dirigeva la scuderia allora? Seidl.

Secondo un sempre più sbigottito Szafnauer, tutto ciò potrebbe non escludere dei rapporti di causa ed effetto e scambi di informazioni che poi hanno portato alla situazione che Alpine sta vivendo. “Dico sempre a tutti che in Formula 1 bisogna comportarsi come se tutti sapessero tutto, che non ci sono segreti”, ha commentato sul sito spagnolo El Confidencial. “E se ci sono stati scambi di informazioni, la cosa non ci si deve stupire”.

 

 

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