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La nuova vita di Zaccardo: "Nei momenti bui guardo la Coppa"

Il Campione del Mondo 2006, Cristian Zaccardo, confida i suoi progetti in un'intervista esclusiva. E fa le sue valutazioni in vista dell'appuntamento con Euro 2020

“Agente ufficiale lo sono diventato il primo febbraio di quest’anno, fino allo scorso anno ero un agente intermediario con patentino inglese. Il primo mercato vero e proprio lo farò da luglio, ma già in questo periodo mi sono portato avanti a guardare un sacco di giocatori”. Cristian Zaccardo ha le idee chiare sul proprio futuro e per un campione come lui – che nel giro di pochi anni ha collezionato sia il titolo di Campione d’Europa con la Nazionale under 21 che quello di Campione del Mondo con la Nazionale maggiore – non potrebbe essere altrimenti.

È durante gli anni in cui Zaccardo milita tra le fila del Palermo come difensore, che arriva la chiamata per la Nazionale. Il Ct dell’epoca, Marcello Lippi, lo fa esordire il 17 Novembre 2004 durante un’amichevole contro la Finlandia. Da quel momento, Cristian diventa uno dei fedelissimi di Lippi ed è proprio grazie ad un suo gol durante Italia-Slovenia che gli Azzurri si qualificheranno ai mondiali del 2006.

Oggi Cristian sta migliorando le lingue e stringendo tanti contatti internazionali, anche grazie a quella iscrizione su Linkedin che molto aveva fatto parlare di lui negli scorsi anni. “Adesso si usano tanto i social e tutti vogliono la visibilità”, racconta a Virgilio Sport. “Ma ai giovani dico sempre: segna tutte le domeniche e vedrai che parleranno di te”.

E in effetti, Cristian non ha tutti i torti. A quindici anni di distanza da quella indimenticabile notte in cui l’Italia è diventata Campione del Mondo, siamo ancora qui a parlare di lui e con lui. Per farci raccontare la sua nuova vita, i suoi ricordi di quegli anni indelebili e come vede la Nazionale di Mancini in questi Europei.

È il momento di una nuova avventura professionale per Cristian Zaccardo.

Il mio scopo oggi è proporre opportunità alle squadre, soprattutto a quelle italiane, portando giocatori buoni a ottimi prezzi, e sperando che in futuro il valore di questi calciatori possa aumentare.

Il mondo del calcio viaggia velocissimo e ha una dinamicità che lo fa apparire diverso anche rispetto a quando giocavi tu. Quali sono le più grandi differenze secondo te?

Oggi il calcio è molto più fisico, i giocatori sono più atleti rispetto a prima. Si punta tutto sulla velocità, la forza e la resistenza, magari un po’ meno sulla qualità tecnica del gioco. Inoltre, anche i processi sono più dinamici, da una settimana all’altra può cambiare tutto: pensa al Milan, una stagione strepitosa che ha rischiato di mandare in fumo con l’ultima di campionato. Oppure pensa al Benevento, che ha vinto con la Juventus: sembrava salva e invece è retrocessa. Il calcio è bello perché c’è sempre una percentuale di imprevedibilità, che non per forza fa vincere il più forte. È il bello, e contemporaneamente anche il brutto di questo sport. Dipende da che lato guardi.

Qual è oggi in Italia una realtà calcistica virtuosa?

In Italia mi piace una realtà come l’Atalanta, che pur non essendo fra le prime otto nel monte ingaggi, ha avuto la possibilità di arrivare seconda in campionato. È una squadra che ha passato i turni e va in Champions, compra bene e vende a prezzi più alti. Una realtà nella quale ognuno ha i propri compiti e si è trovata l’alchimia giusta.

Un po’ di tempo fa si era parlato molto della tua iscrizione a Linkedin, che appare oggi lungimirante se pensiamo alla pandemia e al lockdown, in cui la rete e le connessioni sono diventate determinanti nella vita di tutti.

Mi è sempre piaciuto arrivare prima degli altri, perché quando proponi qualcosa dopo che ci sono arrivati tutti, non sei più credibile. Quest’idea di Linkedin è nata in seguito alla mia ultima stagione di Serie A al Carpi, una realtà bella, vicina a casa, ma con un rischio di retrocessione forte. E così è stato: siamo retrocessi a testa alta dopo aver fatto una bellissima stagione. Il 31 agosto ho quindi firmato per il Vicenza, ma anche lì è andata male e la squadra è retrocessa. Da quel momento perciò ho iniziato a fare da solo: volevo provare un’esperienza all’estero, ma non sapevo come comunicare con i direttori sportivi di tutto il mondo. Ecco che ho pensato a Linkedin.

E il mondo del calcio, come ha preso questa mossa?

Il mondo del calcio l’ha vista come una cavolata, eppure mi sono arrivate davvero tantissime proposte. Certo è che bisogna poi avere la capacità di filtrare, ma questo sta alle competenze di ciascuno. Personalmente, potevo scegliere di andare in tanti posti, ma avevo la famiglia in Italia, perciò alla fine ho optato per Malta.

I tuoi colleghi si sono quindi ricreduti. 

Una piattaforma come Linkedin è utilissima e consiglio a tutti i professionisti del calcio di registrarsi. Me ne rendo conto anche ora, da agente: è molto più semplice e veloce entrare in contatto diretto con tutti, in tutto il mondo. E questo è diventato ancor più essenziale in un periodo di pandemia nel quale gli spostamenti e i viaggi sono limitati.

Muoviamoci adesso verso questi imminenti Europei: quanto è lontana quella notte di Berlino del 2006?

È molto più vicina di quanto si possa pensare. Settimana scorsa, alla finale di Coppa Italia, eravamo tutti lì ed è stato emozionante. C’erano Del Piero, Toni, Totti, era con noi anche Ciro Ferrara, Buffon stava in campo. Purtroppo non ci siamo mai rivisti tutti insieme per via dei tanti impegni, ma in occasioni come questa ne comprendo il valore. Più passa il tempo e più capisco che quello sia stato un grande traguardo. I più forti di tutti, come Ronaldo e Messi, non hanno ancora vinto quel trofeo. Io ho la Coppa a casa e mi ricorda quanto sono stato fortunato e privilegiato. Nei momenti bui mi viene in mente e me la riguardo.

Quando incroci lo sguardo della Coppa, ti viene nostalgia?

Certo, passare dall’altra parte non ha lo stesso sapore di quando sei in campo e giochi. C’è più stress, bisogna sgomitare. Ma ora sto seminando e spero che presto riuscirò a raccoglierne i frutti.

Trovi che la provincia ti abbia favorito o ti abbia in qualche modo bloccato, vincolato?

Non credo che la provincia mi abbia bloccato, in Emilia ci sono tante squadre di professionisti. Forse altre regioni d’Italia sono più penalizzate in questo senso. Comunque penso che se uno è destinato a diventare un giocatore, lo diventa. Sia che inizi a giocare nel Bologna, nel Modena o nel Carpi, prima o poi lo diventa.

Come vedi questa Nazionale di Mancini?

Venivamo dalla mancata qualificazione ai Mondiali, dove in giro si respirava tanto pessimismo. Mancini è riuscito nel miracolo di ricreare in poco tempo l’entusiasmo e l’ottimismo. Se oggi chiedi agli italiani degli Europei, c’è molta più apertura e più speranza. La squadra più forte rimane ovviamente la Francia, che si è potuta permettere addirittura di lasciare a casa dei campioni che qualunque CT avrebbe messo in campo, ma subito dopo ci sono altre Nazionali tra cui l’Italia.

E allora incrociamo le dita.

Le componenti sono tante e l’Italia se la giocherà fino alla fine. Siamo tutti ottimisti che si possa arrivare fino in fondo e addirittura vincere. Oltretutto il Covid ha reso tutto ancor più imprevedibile.

Chi pensi potrebbe essere una rivelazione di questa Nazionale?

Quest’anno c’è Chiesa che alla Juve sta esplodendo definitivamente, per cui credo che ne sentiremo parlare molto durante questi Europei.

 

VIRGILIO SPORT | 25-05-2021 15:36

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