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Milan: Retroscena sul rigore, perché ha tirato Theo e non Ibrahimovic

Pioli aveva indicato ancora lo svedese come primo rigorista, nel libro autobiografico del bomber la risposta

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Quando l’arbitro Irrati ha concesso al “Penzo” al Milan il rigore per la “parata” di Svoboda sulla botta di Theo Hernandez, tutti si aspettavano di vedere dal dischetto Ibrahimovic. Era stato chiaro alla vigilia Pioli a precisa domanda su chi fosse il rigorista, in assenza di Kessie: “Se giocherà toccherà ad Ibra se se la sente, deciderà lui”. E Ibra ha deciso di lasciare. Dagli undici metri è andato Theo che ha messo a segno la sua personale doppietta che ha chiuso il match con il Venezia. Perchè Ibra si è fatto da parte?

Ibrahimovic aveva sbagliato 5 degli ultimi 7 rigori

Lo svedese era reduce dall’errore dal dischetto (ininfluente) contro la Roma che ha portato a cinque i rigori falliti negli ultimi sette tentativi. Era stata quella, però, l’ultima chance che si era dato. I motivi si trovano nel sui libro autobiografico “Adrenalina”.

Nell’autobiografia Ibrahimovic spiega la paura di tirare i rigori

Scrive Ibra nel suo libro, come ricorda Il Giornale: “Io ho sempre tirato i rigori con ottime percentuali. Poi all’inizio della stagione ho cominciato a sbagliare ed è successo qualcosa nella mia testa. Non capivo bene cosa. Un click. Quando andavo sul dischetto, mi sentivo sicuro, carico di fiducia. Partivo molto tranquillo, ma, nel momento preciso in cui colpivo il pallone, mi sembrava di perdere le forze.

Tutto era perfetto fino all’impatto con la palla, poi o perdevo potenza o diventavo insicuro e cambiavo idea all’ultimo momento. Non mi era mai successo. Ho provato ad andare avanti lo stesso: il prossimo andrà meglio, mi sbloccherò e la testa tornerà libera. Invece niente”.

A quel punto la decisione: “Basta, non tiro più finché non mi torna la fiducia e mi sento libero”. Una scelta però non definitiva: “Al momento non so quando tornerò sul dischetto. Dovrà scattarmi un altro click in testa. A questo punto il rigore non è più una sfida al portiere, ma a me stesso. È un blocco che devo superare e dovrà accadere in partita. In allenamento non serve. Li segnavo tutti, la forza e la precisione al momento del calcio non mi mancavano mai. È in partita che devo fare click. Sta tutto nella testa”.

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