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Inchiesta Juve, cosa cambia dopo la mossa di Chinè e chi rischia di più nel filone stipendi

Continua la partita di tennis tra Juventus e Procura Federale sui vari fronti di inchiesta Prisma: Chinè ha chiesto una proroga per la manovra stipendi, a rischiare grosso non è solo la Juve

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Luca Fusco

Luca Fusco

Giornalista

Giornalista multimediale. Quando si accendono i motori, lui sgasa, impenna, derapa. E spesso e volentieri finisce sul podio

Se la Juventus scende in campo questa sera contro il Friburgo nell’andata degli ottavi di finale di Europa League, la partita più lunga lontana dai campi di calcio continua oramai incessantemente con colpi di scena a ripetizione e nuovi ribaltoni. Come in una partita di tennis, in uno scambio di dritti e rovesci senza fine, se l’altro giorno la Juve aveva messo a segno un buon punto a favore con la sentenza del Tar del Lazio sulla “carta” tra Covisoc e Procura Federale per le plusvalenze, ieri il procuratore Chinè ha giocato l’ennesima carta della proroga sul fronte manovra stipendi.

Juve, manovra stipendi: perchè Chinè continua a chiedere tempo

Una mossa per molti inaspettata, per altri prevedibile, visti i tempi intrecciati alle inchiesta e ai processi della giustizia ordinaria. Ieri il procuratore federale Giuseppe Chiné ha chiesto alla Procura generale dello Sport presso il Coni una nuova proroga di venti giorni per analizzare al meglio nuove carte in mano alla Procura sul filone legato al caso stipendi e alle partnership sospette.

Lo aveva già fatto un mese e mezzo fa circa chiedendo una prima proroga di 40 giorni. Ora ne ha chiesta una di 20. Chiné ha motivato la richiesta per aver ricevuto un’abbondante serie di nuovi atti dai pm di Torino che lavorano all’indagine Prisma. Si tratterebbe di qualcosa come altre mille pagine che si aggiungerebbero alle 14 mila dell’inchiesta Prisma. Tra le varie testimonianze, una di quelle chiave, potrebbe essere la deposizione di Paulo Dybala sulla seconda manovra stipendi.

Juve, manovra stipendi: rischiano grosso anche i giocatori

Oltre alla Juventus che potrebbe essere gravata di altri punti di penalizzazione, e ai suoi oramai ex dirigenti da Andrea Agnelli a Paratici, Nedved e compagnia, il nuovo processo sportivo sulla manovra stipendi, ma anche sulle cosiddette “partnership opache” con altre società potrebbe allargare il calderone dei soggetti a rischio. Il filone stipendi, mette in bilico anche le posizioni dei calciatori, che rischiano un almeno un mese di squalifica qualora fosse appurato che abbiano firmato accordi non in linea con le procedure consentite e differenti dai documenti depositati in Lega e Federcalcio.

Ma non solo ci sono diverse squadre che rischiano di essere coinvolte a causa delle “side letter” (le scritture private) che hanno portato la procura di Torino nei giorni scorsi a trasmettere gli atti dell’inchiesta ai colleghi di Bergamo, Bologna, Cagliari, Genova, Modena e Udine.

Juve, dal campo ai processi: le prossime date

Un po’ come il calendario calcistico articolato tra campionato e coppe varie, anche sul fronte processi la Juve avrà un calendario ben differenziato. La prossima data è quella del 27 marzo in cui si terrà l’udienza preliminare dell’inchiesta Prisma, davanti al Gup, Marco Picco, presso il Tribunale di Torino, che deciderà sui rinvii a giudizio, tra cui gli oramai ex presidente Agnelli, il vice Nedved, l’ad Arrivabene e il dg Paratici.

Potrebbero poi sovrapporsi, nei primi giorni di Aprile, ad esempio, l’udienza al Collegio di Garanzia per il ricorso sulla penalizzazione di 15 punti inflitta il 20 gennaio per le plusvalenze. Ma poco dopo, tra aprile e maggio potrebbe partire il deferimento/processo sulla manovra stipendi.

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