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Miami, Berrettini e Paolini sono un rullo compressore: battuti de Minaur e Linette. Musetti s'inchina a Djokovic

Matteo Berrettini e Jasmine Paolini approdano rispettivamente ai quarti e in semifinale. Va male a Musetti, che cede a un ritrovato Djokovic

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Il martello sta tornando: Matteo Berrettini a Miami ha ritrovato il passo dei giorni migliori, col povero Alex de Minaur che ancora una volta c’ha sbattuto la faccia quando ha trovato sul proprio cammino un tennista italiano. Perché la vittima “preferita” di Jannik Sinner (che lo ha sempre battuto nei 9 precedenti) cede il passo anche contro il tennista romano, che continua la sua risalita nel ranking: 6-3 7-6 al termine di un match giocato a ritmo elevato, con un favoloso ed emozionante tiebreak del secondo set a suggellare l’impresa di Matteo. Ciò che non è riuscito a Lorenzo Musetti, battuto con un doppio 6-2 da una delle versioni più dominanti da diversi mesi a questa parte di Novak Djokovic. La festa poi la completa Jasmine Paolini, che batte Magda Linette e vola in semifinale, rimettendo nel mirino la numero 5 del ranking.

De Minaur lotta, ma non basta: Berrettini convincente

Mancava da 4 anni in un quarto di finale di un Masters 1000, Berrettini. Per interrompere il digiuno, in barba al periodo quaresimale, ha pensato bene di alzare il livello nel match con de Minaur, che non è mai l’avversario più semplice da affrontare. E anche la variabile pioggia, che di fatto ha costretto gli organizzatori ad arrabattarsi per consentire lo svolgimento di tutto il programma, non ha scalfito le certezze del tennista romano, subito a segno con il break nel secondo gioco (6 punti di fiala dal 15-30 del game d’apertura) e bravo a resistere nel nono gioco quando le palle break se l’è procurate l’australiano, annullate con una prima esterna e un ace per il 6-3 finale.

Nel secondo la partenza è oltremodo lanciata: break al primo gioco, ma nel quarto de Minaur reagisce, aumenta l’intensità dei colpi e riequilibra la faccenda. E quando sul 5-4 e servizio Berrettini va avanti 0-40 ci vuole tutta la forza mentale di Matteo per evitare di prolungare la sfida al terzo.

L’inerzia torna dalla parte dell’italiano, che strappa di nuovo il servizio a Devil nel gioco successivo e va così a servire per il match, dove sono tre le opportunità per chiudere i conti, tutte però sventate da de Minaur, che anzi conquista un clamoroso contro break che spedisce la partita al tiebreak, dove sale sul 5-2. Ma è nel momento di maggiore difficoltà che Berrettini si rialza: 4 punti in fila, un quarto match point annullato, ma il quinto è quello buono, e curiosamente lo gioca sul servizio avversario. Le buone percentuali con la prima (78% contro 64%) fanno la differenza. E ai quarti ora lo attende Taylor Fritz.

Musetti s’illude, Djokovic lo travolge: il serbo torna a far paura

Chi si aspettava un finale differente è sicuramente Lorenzo Musetti, che a tratti avrà pensato di essere tornato indietro di qualche anno. Quando cioè Novak Djokovic dettava legge sul mondo ATP con prestazioni semplicemente debordanti, come quella mandata a referto contro il malcapitato carrarino. Che cede nettamente 6-2 6-2 in un’ora e 20’ di partita, incapace di entrare nel gioco e letteralmente surclassato dalla miglior versione da tanto tempo a questa parte del serbo (forse mai così bene da Parigi 2024).

E dire che la sfida era cominciata bene per il toscano, subito avanti di un break nel gioco d’apertura. Ma salito sul 2-0, di colpo la luce s’è spenta: Djokovic comincia a martellare e a variare il piano tattico, Musetti va in tilt e incassa 6 game consecutivi che lo spediscono decisamente in un angolo. Al servizio sono guai serissimi per Lorenzo, che non riesce a incidere in alcun modo e viene sopraffatto dalle risposte di Nole, che sale a 9 game vinti di fila per scappare sul 3-0 del secondo set, archiviando poi la pratica con un altro break nell’ottavo gioco.

Emblematici i dati dei turni di servizio di Musetti: 51% di punti vinti con la prima, appena il 35% con la seconda (75% e 62% per il serbo). Insomma, gara segnata e Djokovic ritrovato (con tanto di festeggiamenti con la racchetta utilizzata a mo’ di violino), atteso ora dal confronto con Seb Korda. Per Lorenzo, invece, appuntamento sull’amata terra rossa, sulla carta la sua stagione preferita.

Paolini vince e convince. E ora sfida Aryna Sabalenka

E a proposito di versioni dominanti: che dire della Jasmine Paolini ammirata contro Magda Linette? Vittoria senza discussioni per 6-3 6-2 e semifinale conquistata dopo una prima parte di stagione discontinua e non troppo convincente, ma che aiuta a rimettere la garfagnina sulla cartina del pianeta WTA. Che adesso sfiderà Aryna Sabalenka in una sfida sulla carta proibitiva, ma dalla quale è lecito attendersi tanto.

Soltanto in avvio di partita Jas ha sofferto l’aggressività della polacca, brava a strappargli il servizio nel gioco d’apertura rimontando da 0-30. Il contro break arriva immediato, poi ne arriva anche un altro nel quarto gioco e il set prende la sua piega, chiuso sul 6-3 grazie a ottime risposte e dritti vincenti (fondamentale la resistenza nel sesto gioco, dove l’italiana annulla tre palle del contro break).

Nel secondo il break arriva ancora una volta alla prima opportunità e dopo aver annullato la palla del 2-2, ecco che nel quinto gioco Paolini trova il modo per allungare definitivamente e chiudere ogni tipo di discorso, andando poi a sigillare il tutto con il 6-2 finale. Le percentuali al servizio anche qui aiutano (86% di prime in campo), ma sono le 7 palle break annullate sulle 8 concesse a fare la differenza. E contro Sabalenka, comunque vada, ci sarà poco da perdere.

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