SPORT
  1. Home
  2. STORIE

C'era una volta FantAntonio, litigò con Juve, Milan e Inter

Il barese annuncia di voler iniziare il secondo tempo della sua vita senza più il pallone

Triste, solitario y final? Sicuro, forse, probabile. Ad oggi sì e senza ripensamenti. Antonio Cassano dice basta, senza neanche aspettare la sentenza sul ripescaggio dell’Entella. Basta per sempre. Basta con gli allenamenti che non regge più, basta con la pressione. Capitolo chiuso. L’ha annunciato con una lettera aperta al grande amico (e testimone di nozze) Pierluigi Pardo. “Non gioco più”. Per la verità l’aveva già detto tante altre volte in passato. Per poi rimangiarselo. Conferenze convocate per l’ultimo saluto e poi rinnegate. Passi indietro e salti avanti, senza rete di protezione. Come fece col Verona. Aveva da poco detto a tutti arrivederci e grazie. Un annuncio che aveva fatto il giro del mondo ma non era così. Sembrava l’atto finale: Antonio che si toglie il Fanta davanti e rimane Cassano. Dopo soli otto giorni dalla sua firma al Verona, dove sognava di prendersi le ultime soddisfazioni di una carriera da montagne russe, l’improvvisa illuminazione. Basta, torno a casa.

RETROMARCIA – E non doveva essere l’ultima cassanata di una vita fuori le righe. Poi ancora una marcia indietro (“Voglio continuare a giocare e vincere una scommessa. Ragiono sempre con la pancia, è stato un momento di debolezza, volevo solo dire che volevo staccare un attimo. Voglio continuare questa sfida, e sono convinto al 100% che la vincerò. Continuo in questo club.  Se i tifosi si sono sentiti offesi gli chiedo scusa, ma non sarei andato in nessun altro club”. Poi ancora si cambia. Lascio il calcio. Poi la parziale rettifica: lascio il Verona ma non il calcio. Poi l’attesa, vana, di una chiamata. La decisione di iscriversi al corso di ds ma senza frequentare, perchè c’è ancora quella vocina che dice: torna, torna, torna. E quando si presenta l’invito dell’Entella ecco il sogno che torna a materializzarsi ma dura poco, pochissimo. Ora l’ennesimo addio. In carriera Cassano ha giocato con tutte le big (tranne la Juventus, cui pure è stato spesso vicino) dal Milan all’Inter, dalla Roma al Real Madrid anche se le soddisfazioni più belle se le è prese probabilmente alla Sampdoria con cui pure finì male. Nella sua vita ha avuto modo di litigare con tutti. Se l’è presa al Milan con Allegri (“Ma io per Allegri contavo come il due di coppe con briscola a bastoni. Per lui ero la quinta, sesta, settima punta, non so nemmeno io. Lui mi diceva che non poteva assicurarmi niente, e allora io me ne vado.“) e con Galliani (“Al Milan non ho sbagliato io, non hanno sbagliato i giocatori e nemmeno l’allenatore, ma qualcuno più in alto di lui. Qualcuno che faceva il furbo, che prometteva e non manteneva, qualcuno che faceva tanto fumo e poco arrosto”) ma la Juventus era il club che più detesteva. TUTTE LE LITI – Attaccò Conte (“Quaquaraquà non sono io, ma lui che è stato squalificato per omessa denuncia. Ho fatto tante cassanate nella mia carriera e per questo sono stato squalificato. Se lui viene a parlare di moralità a me è finito il mondo. Lui che, lo ripeto, è stato squalificato per omessa denuncia”) e tutta la società (“Ho rifiutato tre volte il passaggio alla Juventus. Lì vogliono solo i soldatini, sul binario, sempre dritti. Io devo andare dove mi pare anche se poi lo pago sulla mia pelle”). Anche all’ex “gemello” Balotelli ha riservato battute al veleno: Balotelli: “E’ un ottimo calciatore, ma ne passa per essere un campione. Lui si è offeso dicendo che gli amici nel calcio non esistono e questo è un problema suo. Io gli amici ce li ho a casa mia e dico quello che penso”, così come la sua esperienza all’Inter pure è stata ricca di alti e bassi: amato da Moratti ma in lite con Stramaccioni e con l’ambiente fino all’ennesimo addio.

IL SALUTO – Inutile tornare sulle sue prime mattane, dalla fuga nel 2001 quando era all’Under 21 per protestare col ct Gentile che lo aveva lasciato in panchina, o agli scontri con Totti ai tempi della Roma quando litigò con Capello e poi nella finale di coppa Italia del 2003 fece il gesto delle corna all’arbitro Rosetti che lo aveva appena espulso. O quando prendeva in giro Del Neri (“non si capisce quando parla”) o alla celebre offesa al presidente della Samp Garrone (“vecchio di m…”). Cassano è così. Anche quando fa sapere che si ritira e poi cambia idea in poche ore. Ma stavolta pare che il circo Cassano chiuda per sempre le tende: “Sì, lo so, con un altro carattere avrei potuto vincere di più e giocare meglio, ma credetemi, ho vissuto comunque emozioni incredibili e oggi ho accanto a me le uniche cose che contano davvero. La mia famiglia, gli amici e zero rimpianti. Adesso comincia il secondo tempo della mia vita, sono curioso e carico di dimostrare prima di tutto a me stesso che posso fare cose belle anche senza l’aiuto dei miei piedi”. Ci mancherà?

SPORTEVAI | 13-10-2018 13:13

C'era una volta FantAntonio, litigò con Juve, Milan e Inter Fonte: Getty Images

TAG:

SPORT TREND