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Mantova, dal fallimento alla Serie BKT: un viaggio lungo sei anni

La cavalcata in riva al Mincio degli uomini di Possanzini a 14 anni dall’ultima partecipazione al campionato cadetto

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Mantova, dal fallimento alla Serie BKT: un viaggio lungo sei anni Fonte: Shutterstock

Per i tifosi e gli appassionati di calcio che hanno qualche capello in meno e qualche anno in più il Mantova Calcio rappresenta una vera e propria leggenda. Il motivo è legato a quello che, negli anni, è stato definito l’antenato del “5 maggio”. Una storia vecchia di quasi 60 anni ma dal fascino sempre attuale.

Siamo all’ultima giornata della Serie A 1966-1967 e lo Scudetto è ancora in ballo. Se lo contendono l’Inter Euromondiale di HH, ovvero Helenio Herrera, e la Juventus “Operaia” di HH2, trattasi di Heriberto Herrera. Allenatore paraguaiano, i due non sono parenti, meno noto del Mago ma capace di grandi innovazioni sia a livello tattico che di comunicazione.

Le due squadre sono divise da un punto, 48 l’Inter, 47 la Juve. Nell’ultimo turno, quello del 28 maggio 1967 la Juve affronta al vecchio Comunale la Lazio, alla disperata ricerca dei punti salvezza mentre l’Inter scende in campo al Martelli contro il Mantova, neo promosso e protagonista, grazie al genio tecnico di Cadè, e alle prestazioni di giovani di belle speranze come un certo Dino Zoff e vecchi marpioni come Spanio e Di Giacomo, di una stagione eccellente.

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Tra splendori e miserie

Il Mantova è nono, a un passo dal Milan e si è messo alle spalle squadre come Roma e Atalanta. Come il 5 maggio 2002 l’Inter scende in campo con la quasi certezza di potersi cucire lo Scudetto sulle maglie.

Ma la storia finirà allo stesso modo, con l’Inter che viene battuta 1-0 dal Mantova, rete di Gegè Di Giacomo, detto Il Bersagliere, che approfitta dell’unico errore in carriera di Sarti mentre la Juventus dal canto suo batte la Lazio 2-1, reti di Bercellino, Zigoni e Di Pucchio, centrando il sorpasso (la vittoria valeva due punti) e condannando la squadra biancoceleste alla retrocessione in Serie B.

La prodezza di Di Giacomo, favorita della papera di Sarti, è il punto più alto della Storia calcistica del Mantova. Una storia iniziata, in riva al Mincio, nel 1911 quando Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani, pionieri del Mantua Football Club, fondono la Vis et Virtus e il Gruppo del Calcio, nell’Associazione Mantovana del Calcio.

Una storia passata per i già citati momenti di splendore, una storia che vede il Mantova partecipare a 12 campionati di Serie A, di cui sette successivi alla riforma del 1930. Una storia in cui i biancorossi arrivano terzi, dopo aver battuto nella finalina la Juventus, nella Coppa Italia del 1962.

Una storia in cui la squadra biancobandata prende parte a 17 stagioni di cadetteria di cui 14 nella Serie B a girone unico. Una storia che ha visto protagonisti personaggi decisivi del calcio nazionale, da Zoff a Edmondo Fabbri passando per Italo Allodi, il primo vero direttore sportivo che si ricordi. Ma anche per miserie come i fallimenti del 1994 del 2010 e soprattutto del 2017.

Il doppio fallimento

E proprio dal doppio fallimento del 2010 e del 2017 occorre partire per raccontare la nuova favola dei Virgiliani. Una favola che prende forma lo scorso 7 aprile quando, in virtù del pareggio tra Padova e Lumezzane, la squadra diretta da Davide Possanzini, forte del +9 di vantaggio sulle inseguitrici più prossime, festeggia, con tre giornate di anticipo, il ritorno in Serie BKT a 14 anni di distanza dall’ultima partecipazione.

Nel 2010, dopo essere arrivato ventesimo e ultimo nella Serie B di quella stagione il Mantova retrocede in Lega Pro. Ma in seguito al fallimento societario non è iscritto al successivo campionato di terza serie.

Nell’estate di quell’anno, un nuovo sodalizio cittadino riparte, per meriti sportivi, dal campionato di Serie D con la denominazione di Mantova Football Club. La nuova squadra vince subito il Girone B della Serie D e approda in Lega Pro Seconda Divisione da dove, nel 2014, beneficiando della riforma dei campionati, approda in Lega Pro, l’antenata dell’attuale Serie C.

Nelle tre stagioni successive il Mantova veleggia nelle parti basse della classifica fino al 2017 quando al termine del campionato 2016-2017, il sodalizio non s’iscrive al campionato successivo per fallimento societario.

In estate, viene fondato il Mantova 1911 Società Sportiva Dilettantistica S.r.l. che eredita la tradizione sportiva del Mantova e si iscrive alla Serie D. Serie D che, dopo due anni di apprendistato, vince alla grande nel 2020. Approdando in Serie C il nuovo sodalizio cambia denominazione in quella attuale, Mantova 1911.

I tre successivi campionati di Serie C per il Mantova sono complicati, tanto che nel 2023 arriva un’inopinata retrocessione in Serie D dopo aver perso i play-out. Sembra l’inizio di un nuovo periodo di sofferenza. Ma viene riammesso in Serie C per completamento degli organici.

Gli uomini del destino

E qui la Storia prende un verso inatteso e incredibile. Un verso nel quale arrivano nei ruoli decisivi tre “esordienti”.

Si tratta di Filippo Piccoli, 51 anni, il nuovo Presidente del club che, da membro della compagine azionaria, rileva la restante partecipazione di Maurizio Setti più il residuo 7% di quote della cordata che nel 2017 ha rifondato il club.

C’è poi Davide Possanzini, 48 anni ex bomber di razza, l’allenatore scelto per la nuova stagione, approdato a Mantova dalla Primavera del Brescia, incarico a cui era approdato dopo una lunga militanza come vice di Roberto De Zerbi a Foggia, Palermo, Benevento, Sassuolo e Šachtar.

Ed infine il nuovo direttore tecnico, Christian Botturi, 44 anni, già ds del Mantova nel biennio 2014-2016 prima di ricoprire il medesimo ruolo nel settore giovanile dell’Inter e del Brescia.

Decisivo per lo sviluppo del nuovo progetto sportivo il fatto che Piccoli ha una società molto solida.

Basti pensare che la cassaforte societaria del Gruppo Piccoli, la Fp73, cassaforte che contiene il marchio Sinergy, azienda specializzata nella vendita di gas ed elettricità nel mercato libero, ha chiuso il bilancio del 2022 con un fatturato consolidato di 224 milioni. L’anno precedente era di 112, a cui unisce un utile netto di 9,5 milioni, nel 2021 era di 4,3.

La cavalcata dei ragazzi di Possanzini

Su questa robustezza societaria si sviluppa il progetto di Possanzini. Un progetto che passa per un mercato aggressivo, ma oculato, basato essenzialmente su atleti svincolati e prestiti.

Al resto ci pensa proprio il tecnico che tra sagaci scelte tattiche, il passaggio alla zona, anzi come dice la stampa locale all’ipno-zona, una zona veloce, rapida e tecnica molto ben supportata da una preparazione fisica di altissimo livello, compie l’impresa.

Impresa testimoniata da numeri ed entusiasmo incredibili. Entusiasmo per il progetto tecnico che sgorga immediato già in sede di campagna abbonamenti, 4200 tagliandi.

Entusiasmo alimentato, nel corso della stagione, da una media di 6500 spettatori a partita.

Entusiasmo esploso nel dominio assoluto del girone. Il Mantova va in testa a novembre e ci rimane fino alla fine della regular season.

E lo fa con una rosa, dove spiccano Capitan Burrai, alla terza promozione in B dopo quelle centrate con Pordenone e Perugia. Dove garantiscono gol e sostanza Galuppini, che ne segna 14, il giovane Fiori e il difensore goleador Brignani, che ne piazzano 9 per non tacere.

Per non tacere dell’apporto in termini di esperienza di Festa e Mensah.

Una rosa che, ed è un dato che qualifica alla perfezione la crescita del progetto tecnico, ha aumentato il proprio valore del 28,4% rispetto al dato finale della sessione estiva del calciomercato passando da 4,40 a 5,65 milioni.

Un valore che pone il Mantova al quinto posto assoluto nella graduatoria del Girone A della Serie A. Un valore che è la metà di quello dell’Atalanta Under 23 e del 15-20% in meno rispetto a Vicenza, Triestina e Padova. Tutte formazioni che però al Martelli hanno dovuto pagare dazio e pesantemente.

Il lavori per il nuovo stadio in Serie BKT

E a proposito del Martelli alcune notizie con vista Serie B. L’impianto di Viale Te, che dal 1949 è dedicato al giovane centrocampista mantovano scomparso nella tragedia del Grande Torino a Superga, può contenere, ad oggi, 7367 spettatori ma ha bisogno di alcuni interventi per essere a norma per il campionato cadetto 2024-2025.

Ma contrariamente ad altre zone del Paese a Mantova piace fare le cose presto e bene. Tanto è vero che, al termine della stagione in corso, l’amministrazione comunale ha deliberato a livello esecutivo lavori per 1,885 milioni di euro al fine di consolidare e adeguare l’impianto.

Una parte del budget, 1,153 milioni servirà a risanare e riqualificare i distinti; la rimanenza, 731 mila euro, per adeguare il Martelli ai canoni infrastrutturali della Lega Professionisti Serie B. In parallelo a questi lavori, sarà adeguato l’impianto d’illuminazione grazie all’installazione di 128 proiettori a Led, in questo caso la spesa è di 975 mila euro. Gli importi sono totalmente finanziati dal Credito Sportivo. L’incubo dei fallimenti ora è davvero alle spalle, adesso viene il bello.

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