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Roma: Mourinho esce allo scoperto su arbitri e mercato, frecciata al club

L'allenatore in un'intervista a "Il Corriere dello Sport" fa chiarezza su tutto senza lesinare accusa alla Roma che non lo ha tutelato abbastanza

07-08-2023 10:02

Marco Festa

Marco Festa

Giornalista

Frequentatore di stadi ed esperto di calcio, ama agganciare e far domande a idoli e futuri campioni. Anzi, spesso precorre gli addetti ai lavori e li scova prima di loro

José Mourinho a tutto campo. In una lunga intervista esclusiva rilasciata a “Il Corriere dello Sport” l’allenatore portoghese ha toccato diversi temi. Dal rapporto con gli arbitri, al mercato, fino ad arrivare a quello con la proprietà, Mourinho ha parlato come sempre senza peli sulla lingua rispondendo alle domande del direttore Ivan Zazzaroni.

Mourinho: “Anche se arrivasse Mbappé saremmo in ritardo”

Mourinho ha ironizzato sulle difficoltà sul fronte di mercato con un post su Instagram in cui abbracciava un attaccante immaginario:

“Non sono un mago della comunicazione, era un modo per scherzarci su. Non va tutto bene, ma mi diverto anche nelle difficoltà. Mi arrabbio per un’ora e subito dopo torno positivo. Non mi deprimo, non minaccio, non dico che mi hanno promesso mari e monti e non vedo né i mari né i monti. Una cosa che non posso cambiare è la mia natura, non sono uno che racconta cazzate. Se la settimana prossima arrivasse Mbappé sarebbe comunque in ritardo”.

“Mi riesce impossibile dire che sono contento. Però sostenere che sono in guerra aperta con la società, con Pinto, che non sono felice, è sbagliatissimo. Pinto sa che siamo in ritardo, anche la proprietà lo sa, alla fine quello che soffre veramente è chi lavora e chi contro la Salernitana dovrà entrare in campo con la migliore squadra possibile. Vent’anni fa avrei fatto casino, vent’anni fa sarei stato incazzato”.

Mourinho: Chiffi, Taylor e il rapporto con gli arbitri

Non meno interessante la riflessione relativa al rapporto con gli arbitri:

“In Italia mi sono sentito aggredito, hanno violato la mia libertà di uomo, la mia libertà di uomo di calcio, la mia libertà non di grande allenatore, perché in queste situazioni non ci sono grandi o piccoli allenatori, siamo tutti uomini. Ho paura di ricevere altre squalifiche, ho paura di dover tornare a sentire tutto quello che ho ascoltato o letto in questi due anni. Se mi chiedi di parlare di Italia, di sconfitte politiche, di opinioni espresse dalla gente e anche di offese ricevute, la cosa mi disturba. Ho detto paura, forse paura è eccessivo, fastidio è meglio”.

“Ho detto di Chiffi le stesse cose che Modric ha detto di Orsato, esattamente le stesse. Ho detto la mia su Chiffi e avete visto le conseguenze. Modric ha parlato dopo una semifinale del Mondiale ed è arrivato a miliardi di persone, io alla fine di Monza-Roma. Non ha subito squalifiche, io la gogna”.

Clamoroso il retroscena sulle invettive all’arbitro Taylor, che hanno fatto il giro del mondo:

“Taylor non era lì, non c’era. Taylor era rimasto dentro lo stadio e il giorno dopo l’hanno trovato all’aeroporto. C’erano gli altri, non Taylor, c’erano il quarto uomo, gli assistenti, Rosetti e Howard Hebb, il direttore tecnico degli arbitri della Premier. So di non essere stato elegante, ma non ho insultato nessuno. ‘Fucking disgrace’ è molto simile all’italiano ‘cazzo!’, un’esclamazione, uno sfogo, o al portoghese ‘foda pra caralho’. Sono andato da Rosetti e gli ho detto: ‘arbitro, io lo chiamo così, è rigore o non è rigore?’. Rosetti ha fatto quello che di solito fanno gli arbitri, non mi ha risposto”.

Ho ripetuto la domanda a Webb, lui mi ha messo la mano sulla spalla e ha detto ‘José, sì, è rigore’. Webb ha fatto quello che mi sarebbe piaciuto avesse fatto Taylor. Perché se Taylor, o qualcuno al posto suo, dopo la partita fosse venuto da noi, nello spogliatoio del pianto, e avesse detto ‘ho sbagliato, abbiamo sbagliato, mi dispiace’, non solo sarebbe finita lì, ma lui avrebbe avuto il nostro rispetto e la nostra ammirazione. Sbagliamo tutti, forse durante quella partita ho sbagliato anch’io”.

L’aggressione dei tifosi della Roma a Taylor, il giorno dopo all’aeroporto:

Io non ho nulla a che vedere con quell’incidente. È stata la reazione di un gruppo di tifosi, io non c’entro affatto. Con mia grande sorpresa, due giorni dopo mi è arrivato un messaggio di un amico dell’Uefa. ‘Amico mio’, mi ha scritto, ‘tu sei un grande del calcio, però ti do un consiglio, censura pubblicamente il comportamento dei tifosi della Roma all’aeroporto, te lo dico perché ti sono amico’. La mia risposta è stata: se l’Uefa o Taylor chiedono scusa ai tifosi della Roma, io critico il comportamento all’aeroporto e chiedo scusa”.

Mourinho, l’Arabia Saudita e il rapporto con i Friedkin

Sul rapporto con i Friedkin, Mourinho ha spiegato:

“La proprietà è la proprietà. Ho sempre rispettato la proprietà e le persone, al di là del ruolo. Sento che da parte loro c’è rispetto e tanta stima per l’allenatore. Il profilo del rapporto lo stabilisce sempre la proprietà. In tutti questi anni ho sempre ripetuto che vengo chiamato e pagato bene per risolvere problemi e non per crearli. È la proprietà che deve parlare di te ed è la proprietà che deve parlare con te. Ho ricevuto offerte dall’Al Hilal e Al Ahli. Ci ho pensato, sì. Prima di andare all’incontro ho informato la proprietà chiarendo che non avevo intenzione di accettare. No è un no definitivo“.

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