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Fabio Capello individua le debolezze della Spagna. E accusa arbitri

L'ex ct di Inghilterra e Russia e allenatore di Milan, Roma, Juve, Real Madrid in un'intervista al Corsera fa il punto arrivati a questa fase di Euro 2020: il caso Immobile, l'Italia di Mancini, la lentezza della Spagna

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La sua schiettezza, e la correlata capacità di analisi, lo hanno reso il meno addomesticabile tra gli alenatori e, poi, opinionisti e commentatori tecnici: Fabio Capello è un pacchetto unico, per competenze e lucidità, e anche in queste sue esternazioni – mai banali – ha ricalcato quanto visto fino ad ora in un Europeo complesso, non solo per la scelta contestata della Uefa di proporre nonostante la pandemia una competizione itinerante, ma per le vicende umane emerse.

L’ex allenatore di Milan, Roma e Juve, in una lunga intervista al Corriere della Sera ha esternato in una prospettiva inedita i progressi degli azzurri e non solo: da ex ct dell’Inghilterra e della Russia il suo è un punto di osservazione privilegiato.

Inghilterra e Kane promosse da Capello

Degli inglesi tesse un elogio.

“L’ho vista molto bene. È compatta, gioca un calcio attento in difesa e a centrocampo. Sono aggressivi e letali sui calci piazzati. All’Ucraina hanno segnato due gol da palla inattiva e tre di testa. Vanno tenuti in grande considerazione, sono in un ottimo momento. Sugli esterni hanno gente veloce e rapida. Southgate ha capito che continuare con la linea dei difensori che arretrava quando gli avversari avevano la palla non portava risultati: ora i due centrali vanno ad aggredire l’attaccante che riceve il pallone. Non subire gol è un cambio di mentalità. Poi il portiere Pickford gioca bene con i piedi: un’arma in più”. E anche su Kane il suo giudizio è più che positivo: “Non si può discutere. Si è sentito penalizzato perché aveva detto di voler andare via, ma è un grande giocatore, al di là dei due gol fatti e di quel tiro al volo magistrale”.

Il caso Eriksen e la Danimarca

Sulla Danimarca, che ha affrontato, pur storidita dalla tragedia sfiorata dell’arresto cardiaco in campo di Christian Eriksen, Capello è ottimista:

“La Danimarca è una Nazionale che ha qualità e umiltà, si aiutano molto e sono buoni giocatori. Il caso Eriksen li ha prima sfaldati, poi ricompattati. Era la star della squadra. Stanno facendo cose interessanti, ora è il momento di osare. Sono spensierati, rispetto alle altre più leggeri. La guida è Kjaer, anche per quel gesto bellissimo nel dramma di Eriksen“.

Il gioco dell’Italia e il pericolo Spagna: Capello individua debolezze

Estremamente puntuale la sua lettura di questo percorso degli azzurri, in Euro 2020:

“L’Italia l’ho sempre messa nelle quattro finaliste. Ho visto la crescita della squadra, un’evoluzione che può portare benefici al nostro movimento. Direi una cosa al calcio italiano, spero non si guardi più a cosa facevano altri 10 anni fa, guardiamo a quel che fa Mancini. L’Italia è una squadra che gioca un bel calcio, veloce. Sono attenti e aggressivi, il tutto accoppiato a una certa qualità, direi che ci sono tutti i presupposti per fare bene”. Ma per fare bene, per dirla alla capello, deve mutare la prospettiva e l’Italia deve imporre il suo ritmo: “Che non ci addormenti. La Spagna gioca un calcio lento, se ci adattiamo a quel ritmo rischiamo di soffrire. La Spagna ha grandi qualità tecniche, ottimo possesso palla. Per contrastare questa loro caratteristica a noi serve rapidità e lucidità quando recuperiamo palla: subito ripartire e aggredire. Abbiamo qualità e poi la difesa spagnola non è affatto imbattibile”.

Quel che teme Capello, dopo l’infortunio subito da Leonardo Spinazzola, è l’assenza di un giocatore che vanti tempi e colpi giusti:

“Perde uno che cambia ritmo. Sono quelli con velocità e dribbling che rompono la difesa avversaria, lo abbiamo visto. In questo Europeo c’è stata la rinascita del dribbling. Velocità e dribbling sono doti naturali, non si insegnano. La bellezza del torneo sono questi cambi di ritmo violenti”.

Si è discusso, anche a livello mediatico, di come e quanto sia corretto quanto visto fare da Ciro Immobile in campo, ma l’ex allenatore oggi commentatore per Sky Sport fornisce una prospettiva differente:

“Non do la colpa al giocatore. La prima responsabilità è degli arbitri italiani. Ci hanno abituato in questa maniera e allora uno si chiede: perché non lo devo fare? Certo non è onesto sotto l’etica sportiva. Agli arbitri italiani manca la capacità di capire se è una finta, un inganno. Continuano a fischiare ogni falletto, perché vogliono tenere in mano la partita, ma il match deve essere solo giocato. È questione di personalità. Un altro problema è essere giudicati solo dagli arbitri, bisognerebbe allargare la platea al di fuori del loro mondo. È un po’ come il pubblico ministero che fa anche giudice, non va bene”.

I consigli di mercato di Capello

Da attento osservatore, Capello ha individuato anche gli uomini che smuoveranno presumibilmente il mercato dei prossimi mesi conscio che, in questo frangente, si tratta di individualità che giocano già ad altissimo livello:

“Mi ha sorpreso Pedri della Spagna: a 18 anni gioca come uno di 30. Mi è piaciuto Doku del Belgio, ma scelgo Jorginho. Una continuità impressionante. Sempre secondo tra i man of the match: significa che non ha sbalzi, garantisce un livello di altissima costanza”.

La presunzione della Francia

E se i consigli per gli acquisti di Capello sono esplicitati così, qualche critica l’ha riservata alla grande esclusa di questi Europei, la Francia:

“Ronaldo ha fatto la sua parte, Mbappé ha peggiorato il suo Europeo fallendo il rigore decisivo. La Francia mi è sembrata molto supponente: siamo noi la grandeur, senza umiltà e sono andati a casa”.

Un ritorno agrodolce che, neanche a dirlo, è accompagnato da petizioni, richieste, presunta indignazione il cui epilogo è da scrivere.

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